Dalla
protesta del 6 novembre, che richiamò in piazza del Giglio a Lucca
centinaia di allevatori ed agricoltori da tutta la Toscana per chiedere
di applicare gli interventi e le misure previste dall’ordinanza
commissariale per fermare il contagio, i casi dei cinghiali infetti in
Toscana sono triplicati. Il numero di esemplari riscontrati positivi
alla PSA al momento del ritrovamento delle carcasse o in seguito
all’attività di abbattimento, sono infatti passati in tre mesi da 88 a
268 cinghiali. Sono 44 i comuni, tra Massa Carrara, Lucca e Pistoia inseriti
nelle zone di restrizione previste dal piano di emergenza nazionale. Un
perimetro vastissimo all’interno del quale le attività di depopolamento
dei cinghiali stanno avvenendo a rilento mettendo a dura prova le
produzioni delle aziende agricole e gli agriturismi del territorio che
subiscono ingenti danni dalla fauna selvatica. Ad evidenziare la pesante
situazione e la delusione del mondo agricolo è Coldiretti Lucca
all’indomani dell’incontro in Prefettura, a Pistoia, con il commissario
straordinario Giovani Filippini e tutti i soggetti regionali coinvolti
nel piano di eradicazione.
Il
dito è puntato verso la burocrazia e lo scarso coordinamento sul
territorio toscano che, all’atto pratico, si traducono in difficoltà e
rallentamenti nella messa in atto delle ordinanze commissariali da parte
degli attori coinvolti nell’emergenza sanitaria nazionale: Regione
Toscana, Azienda Sanitaria Locale, Provincia, Ambiti Territoriali di
Caccia, evitando che il virus travolga il resto della regione ed anche
comparti importanti dal punto di vista economico, occupazionale e
turistico come quelli della Cinta Senese Dop e del prosciutto Toscano
Dop. “Dobbiamo cambiare marcia nell’attività di depopolamento dei
cinghiali sul territorio, includendo anche le aree protette dei parchi;
gli agricoltori e gli allevatori stanno pagando un prezzo salatissimo,
in termini di danni alle produzioni agricole e di rischio di contagio
negli allevamenti di suini. Ciò che è chiara è la difficoltà dei
soggetti istituzionali regionali a mettere in pratica gli interventi
necessari di riduzione del numero dei cinghiali, principali vettori del
virus, secondo le direttive delle ordinanze commissariali. – denuncia il
presidente di Coldiretti Lucca, Andrea Elmi - Emblematico è anche
l’esempio delle gabbie di cattura, che avevamo richiesto di installare,
in collaborazione con la struttura del commissario Filippini, nelle
aziende agricole disponibili e che dovevano servire insieme all’attività
imprescindibile dei cacciatori ad alleggerire il peso della presenza
dei cinghiali nelle campagne; sono state installate nei poderi a
dicembre, ma non sono ancora operative oggi, mancano dei protocolli di
gestione effettivi. Ci si perde in un bicchiere d’acqua, siamo molto
delusi e non escludiamo una nuova mobilitazione”.
Secondo
Coldiretti, in Toscana sono state disattese le aspettative di numerosi
agricoltori e allevatori, costretti da oltre due anni a convivere con
pesanti limitazioni nelle attività di allevamento e difficoltà nelle
attività agricole e turistiche. Nei comuni inseriti nelle zone di
restrizione, infatti, oltre all’obbligo di rispettare rigide norme
sanitarie nella gestione degli allevamenti e nella movimentazione dei
suini domestici, sono previste restrizioni anche alle attività all’aria
aperta nei boschi. Il clima di esasperazione e frustrazione che si vive
in queste aree, dove il numero dei cinghiali è ormai fuori controllo,
comporterà nuove future proteste da parte di Coldiretti in mobilitazione
permanente.
Per informazioni https://lucca.coldiretti.it/ pagina
ufficiale Facebook @coldirettilucca, Instagram @Coldiretti_Toscana,
pagina ufficiale YouTube “Coldiretti Toscana” e canale Telegram
“coldirettitoscana
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