Intervenire oggi, in occasione di una seduta commemorativa della Festa della Repubblica,
per me ha un significato particolare.
Ho avuto l’onore di servire come consigliera comunale dal 2012 al 2017.
È stata un’esperienza intensa, a tratti molto difficile, ma profondamente formativa.
Fare politica, quando la si vive come servizio ai cittadini,
richiede tempo, studio, responsabilità…
e spesso anche sacrificio personale.
Il mio percorso si è svolto all’interno del Movimento 5 Stelle,
dal quale ho poi scelto di prendere le distanze. Una decisione maturata nel tempo,
di fronte a una distanza crescente rispetto ai valori in cui credevo.
Nel corso del mio mandato sono stata coinvolta in procedimenti
che mi hanno portata anche davanti all’autorità giudiziaria.
Ho affrontato queste situazioni difendendo con determinazione la mia correttezza,
sostenendo personalmente costi e responsabilità,
e chiarendo la mia posizione nelle sedi competenti
e, quando necessario, anche pubblicamente.
Sono esperienze che lasciano il segno.
E che fanno comprendere quanto possa essere alto
il prezzo personale dell’impegno politico
quando lo si vive con serietà e indipendenza.
In quegli anni ho imparato che amministrare nell’interesse collettivo
non è mai comodo.
È faticoso.
A volte solitario.
Per questo credo che la politica autentica si riconosca anche da ciò che viene dopo.
Chi vive il mandato come un impegno reale,
spesso sente il bisogno di tornare alla propria vita,
al proprio lavoro.
Non spetta a me giudicare le scelte altrui.
Ma rivendico con serenità il mio percorso:
ho cercato di operare con coerenza e nell’interesse dei cittadini,
anche quando questo ha comportato fatica,
solitudine
e difficoltà personali.
Oggi, nel celebrare la Repubblica, porto con me non solo ciò che ho fatto,
ma anche ciò che ho attraversato.
E ho imparato che servire le istituzioni
significa metterci una parte di sé…
anche quando non sempre viene compresa.
Ma resta la consapevolezza
di averci creduto davvero.
Io, comunque, rifarei tutto.
Non posso però esimermi dall’entrare in un tema
che oggi è stato giustamente ricordato: il valore della partecipazione delle donne alla vita democratica,
a partire dal diritto di voto.
Per quanto mi riguarda,
non mi sono mai sentita “meno” rispetto a un uomo.
Vengo da una famiglia in cui non mi è mai stata fatta pesare
alcuna differenza tra uomo e donna.
Ero la terza figlia femmina,
e non mi è mai stato fatto sentire che questo potesse essere un limite.
Ma ho anche visto che, molto spesso,
le differenze reali non passano dal genere…passano dalle opportunità.
Dall’appartenenza a certi contesti,
dalle relazioni,
dalle possibilità concrete di accesso.
Per questo credo che il tema non sia solo quello dell’uguaglianza formale,
ma delle condizioni reali
in cui ciascuno può esprimere il proprio valore.
E questo è, forse, uno dei compiti più importanti delle istituzioni:
fare in modo che contino davvero
il merito,
l’impegno,
la serietà.
Perché è da qui che passa, concretamente,
una vera parità tra le persone.
Grazie.
Laura Maria Chiara Giorgi
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