Docenti sotto attacco

Docenti sotto attacco
Al termine di un nuovo anno scolastico, sento il bisogno di invitare a una riflessione che è
allo stesso tempo un vero e proprio J’accuse. Sempre più spesso si ha la sensazione che la
scuola stia perdendo il suo valore educativo, trasformandosi in un luogo in cui chi vi lavora
non è più riconosciuto come figura autorevole, ma rischia di diventare “ostaggio” degli
studenti e delle loro famiglie, talvolta con la passività delle stesse istituzioni scolastiche.

Si registra un allarmante escalation di violenza nei confronti dei docenti, segno evidente di
un crollo del patto educativo scuola-famiglia. Episodi verificatisi in diverse città italiane
raccontano di professori accoltellati, picchiati o umiliati da studenti, spesso ripresi con
cellulari e derisi sui social. In molti casi tutto nasce da un semplice voto negativo, un
richiamo, una nota disciplinare: situazioni contingenti alla vita scolastica.

Minacce, insulti, aggressioni verso i propri insegnanti, clima di tensione costante nelle classi.
A questo si aggiunge il ruolo, sempre più critico dei genitori, che invece di collaborare, si
schierano automaticamente dalla parte dei figli, arrivando ad aggredire gli insegnanti o a
esercitare intimidazioni, anche attraverso i social e i gruppi di messaggistica.

In questo scenario, la dirigenza scolastica appare incapace, o non disposta, a sostenere i
docenti. Le lamentele di studenti e famiglie vengono accolte spesso senza nemmeno un
reale confronto e non di rado sono proprio gli insegnanti a essere richiamati, invitati ad
“ammorbidire” valutazioni e atteggiamenti, o messi in discussione sulla base di percezioni o
racconti non verificati. I docenti diventano quindi oggetto di pressioni sempre più pesanti:
discussi tra genitori, delegittimati, talvolta “gentilmente” invitati a trasferirsi. Il tutto per aver
svolto con serietà il proprio lavoro, senza cedere a compromessi o al lassismo dilagante.

Il risultato è un pericoloso squilibrio: gli studenti si sentono autorizzati a contestare tutto, i
genitori a intervenire su tutto, mentre i docenti vedono erosa la propria autorevolezza. In tale
contesto, l’assenza di un sostegno chiaro da parte delle istituzioni scolastiche non fa che
aggravare il problema. Si è quindi rotta l’alleanza tra i genitori e i docenti che devono invece
affrontare il sindacalismo dei genitori, spesso con il placet della dirigenza.

Le cause di questa deriva sono molteplici: la difficoltà crescente ad accettare regole e limiti,
la perdita di credibilità della figura dell’insegnante, l’effetto amplificatore dei social, lo
sgretolarsi delle famiglie, la perdita delle differenze tra generazioni. A ciò si aggiungono
stress e ansie dilaganti, che rendono difficile gestire anche le situazioni più ordinarie. Così,
ciò che dovrebbe essere educativo diventa conflittuale, e ciò che è quotidiano rischia di
degenerare.

Non è un caso che di pari passo, crescano anche i reati commessi da minorenni, riaprendo il
dibattito sulla loro punibilità. Si rende dunque ineludibile il ritorno al rispetto dei ruoli, al
valore della scuola come luogo di formazione, rinnovando un patto autentico tra istituzioni,
famiglie e studenti. Senza questa alleanza la scuola non tornerà ad essere una comunità
educativa, ma resterà un terreno di scontro in cui a perdere non saranno solo i docenti, ma
l’intera società.

Un insegnante deluso
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