Domani a Viareggio, perché il silenzio è complicità

Domani a Viareggio, perché il silenzio è complicità "C’è poi la narrazione del regime, dove il racconto del padre diventa la traccia che i media riprendono. In più di un servizio televisivo, a 48 ore dal delitto, si è ascoltato che “Mirko aveva problemi psichiatrici, abusava di sostanze”, senza alcun riferimento all’oppressione omobitransfobica subita. C’è il ritratto di un padre “bonaccione”‘, c’è quella che è stata definita “esasperazione“, la caccia alle colpe delle vittime, fino alla domanda oscena su cosa avrebbe “portato al limite” l’uomo che ha fucilato moglie e figlio. I racconti di alcuni vicini, di alcuni compaesani, diventano strumenti per ribaltare il quadro. E il ruolo di Piero Moriconi muta improvvisamente: da carnefice a presunto oggetto di vessazioni da parte di moglie e figlio. A quel punto la sua “esasperazione” si trasforma in una giustificazione condivisibile, un’attenuante non detta, ma somministrata subdolamente al pubblico. È il rovesciamento che, sotto traccia, viene alimentato un servizio dopo l’altro(...). Infine c’è il portato raggelante delle reazioni popolari che trovano ora rappresentanza politica nelle estreme destre in proliferazione di consensi(...). Nei commenti sotto le notizie del delitto parlano di “esasperazione”, cercano le colpe delle vittime, in alcuni casi definiscono Piero Moriconi un “eroe”. Sembrano sfoghi isolati, a volte prodotti da profili falsi o da bot manovrati da chissà chi. Ma funzionano come un verdetto(...). Una parte dell’opinione pubblica emette la sentenza che manca. E la emette al contrario: assolve l’assassino e dà ai morti la colpa della propria fine". (Gay.it, 27/06/2026) https://www.facebook.com/100091905043396
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