"Papà ti voglio bene"
Salve, Vi scriv ...

C’è stato un tempo in cui il nome di Alberto Veronesi compariva ovunque: nelle locandine dei festival, nelle liste elettorali, nelle polemiche di palazzo e perfino nei pettegolezzi da caffè. Direttore d’orchestra figlio d’arte, capace di portare a Lucca il marchio prestigioso della Deutsche Grammophon, ma anche candidato sindaco, consigliere mancato e aspirante uomo di partito.
Il doppio registro — bacchetta in mano e scheda in cabina — gli ha garantito titoli e riflettori, ma anche una certa fatica a trovare collocazione. Dal PD al Terzo Polo fino a Fratelli d’Italia, il suo itinerario politico è stato una collezione di biglietti mai timbrati. Ogni volta una partenza, mai un arrivo.
Sul versante musicale non è andata molto meglio: il licenziamento dal Festival Puccini dopo la clamorosa protesta bendato alla Bohème, le critiche sul conflitto d’interessi tra podio e fondazioni, le dimissioni dal CdA della Fondazione Giacomo Puccini. A Lucca, dove il nome Puccini pesa più di una cattedrale, certe cadute restano addosso.
E oggi? Il maestro Veronesi dirige ancora in giro per il mondo, ma qui da noi sembra un’eco lontana. Niente più ruoli di vertice, niente più passerelle pubbliche: una parabola che ha visto la luce accecante del protagonismo e ora scivola nel cono d’ombra.
Il gossip cittadino lo racconta così: un uomo che ha giocato troppe partite contemporaneamente, perdendo l’occasione di vincerne almeno una. A Lucca, di lui, resta soprattutto la domanda: tornerà con un’altra carta da calare, o la sua partita è già stata suonata fino all’ultima nota?
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