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Mentre il mondo guarda altrove, in Yemen si combatte da dieci anni una guerra che ha distrutto un intero paese e lasciato milioni di persone senza casa, cibo e cure. È uno dei conflitti più gravi e taciuti del nostro tempo.
Come è cominciata
Tutto è esploso nel 2014, quando il gruppo ribelle degli Houthi — proveniente dal nord del paese — ha preso la capitale Sanaa, cacciando il governo riconosciuto dalla comunità internazionale.
Da lì, una coalizione guidata dall’Arabia Saudita (e sostenuta da altri stati arabi) è intervenuta militarmente per “ristabilire l’ordine”. Ma il risultato è stato l’opposto: bombardamenti continui, blocchi economici e una frattura totale del paese.
L’Iran, rivale storico dei sauditi, ha iniziato a sostenere gli Houthi. Il conflitto è così diventato anche una guerra per procura tra potenze regionali, con lo Yemen come campo di battaglia.
La situazione oggi
Nel 2025 la guerra non è finita. È solo più silenziosa.
Gli Houthi controllano gran parte del nord, mentre il sud è diviso tra milizie e fazioni separatiste. Gli Stati Uniti hanno condotto raid aerei e navali dopo gli attacchi Houthi contro navi nel Mar Rosso. Israele è intervenuto in risposta a lanci di droni e missili. Tutto questo in un paese dove la maggior parte della popolazione sopravvive a malapena.
Quasi 20 milioni di persone — metà della popolazione — hanno bisogno di aiuti umanitari.
Molti bambini muoiono di fame, non di bombe. Gli ospedali non hanno medicine, l’acqua pulita è un lusso, e intere regioni vivono in condizioni di carestia o malattia.
Perché non se ne parla
Perché è scomodo.
Perché l’Arabia Saudita è un alleato economico troppo importante per essere criticato apertamente.
Perché in Yemen non c’è petrolio “utile”, né immagini facili da incasellare in uno slogan.
Perché non c’è un fronte unico da raccontare, solo un intreccio di guerre locali, interessi stranieri e sofferenze civili.
Eppure...
Ogni giorno muoiono persone, anche se nessuno ne parla.
Ogni giorno il silenzio dell’informazione fa più danni delle bombe, perché cancella le vittime due volte: prima nel corpo, poi nella memoria.
La guerra in Yemen non è finita. È solo diventata invisibile.
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