500 esecuzioni a Teheran da inizio anno
500 esecuzioni. 500 dissid ...

Il Natale oggi sembra più una vetrina che un incontro. Tutto brilla, tutto luccica, tutto è addobbato alla perfezione, come se la felicità dipendesse dall’intensità delle luci o dalla quantità di pacchetti sotto l’albero. Si corre, si compra, si organizza. Tavole perfette, inviti obbligati, sorrisi di circostanza. Amici per un giorno, parenti riscoperti a comando, abbracci programmati come gli spot pubblicitari.
I regali diventano un dovere, non un gesto. Se non li fai sembri tirchio, se li fai “sbagliati” sembri distratto. E intanto si perde il senso vero dello stare insieme. Si parla poco, si ascolta meno. Ognuno con il telefono in mano, a fotografare un momento che non sta davvero vivendo. Il silenzio mette a disagio, la profondità spaventa, meglio riempire tutto di rumore.
Il paradosso è questo: più luci accendiamo, meno calore umano sentiamo. Più cibo, più brindisi, più parole vuote. E meno verità. Il Natale dovrebbe essere presenza, non prestazione. Tempo condiviso, non agenda piena. Uno sguardo sincero vale più di mille decorazioni, una parola detta bene più di cento regali impacchettati in fretta.
Forse il Natale vero non fa rumore. Non ha bisogno di lucine intermittenti né di tavole perfette. Sta in una casa semplice, in una conversazione senza fretta, in un gesto non dovuto. Sta nel fermarsi, finalmente, e ricordarsi che il calore non si compra. Si dà. E spesso basta molto meno di quanto crediamo. 500 esecuzioni. 500 dissid ...
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