Sventata truffa da un'amica ad anziana signora
Truffa del falso carabinie ...

La sera del 5 gennaio 1926, una Gattaiola stretta dal gelo vide nascere un canto. Poche voci,
scaldate dal fiato e dalla passione, uscirono nelle strade: di porta in porta, quando cantare
significava incontrarsi. Era "Un gentile e buon costume", scritto da Margherito Bedini e
intonato per la prima volta dai cantori del paese.
Cent’anni dopo, questo canto è ancora vivo: tra le canzoni della Befana più antiche tuttora
cantate, non solo a Gattaiola ma anche nei paesi vicini, dove ritorna ogni Epifania come un
filo sottile che unisce passi, voci e ricordi. Una tradizione orale che non è mai finita in teca, ha
continuato a camminare.
E si distingue dagli altri canti anche per un dettaglio raro e tenero: non era pensato soltanto
per i più piccoli, ma diventava talvolta serenata, omaggio alle ragazze del paese, con strofe
personalizzate, un gesto leggero e rispettoso, capace di trasformare il coro in qualcosa di
intimamente rivolto a qualcuno.
Eppure resta un gioiello nascosto, quasi mai citato nei libri che raccolgono i testi delle Befane
della tradizione: come se appartenesse più alla notte, al freddo e alle voci che ai cataloghi.
Forse è proprio questo il suo segreto.
A cento anni dalla prima volta, Un gentile e buon costume ci ricorda che le tradizioni più vere
sono spesso le più discrete: resistono al tempo con la leggerezza di una voce nella notte.
“Un gentile e buon costume, fin da un’epoca lontana, è cantare la Befana della luna al chiaro lume. Voi cortesi siate tanto, in sì lieta circostanza, di gradir la buona usanza e ascoltare il nostro canto. A voi, degni genitori, prima i nostri complimenti, che di figlie sì avvenenti produceste vari fiori. Oh, (qui veniva messo il nome della figlia più grande), tu sei regina di ogni pregio e gentilezza; dell’amor tu sei l’ebrezza per colui che ti avvicina. Giovanotto fortunato che si avrà la vostra mano non avrà vissuto invano, ma un tesoro avrà trovato. Se nella casa vi sono altre figlie questa serra ben contiene altri fiori rari e belli: un saluto anche per quelli, un augurio si conviene. Buonasera, or vi doniamo, genitori e figlie belle, sotto il lume delle stelle: un altr’anno ritorniamo“.
Mitiko - 07/01/2026 11:30
L’autore della canzone è Margherito Bedini, nato a Gattaiola nel 1903.
Allego la foto dell’autore e il testo originale della canzone.
Befana di Gattaiola
Un gentile e buon costume,
fin da un’epoca lontana,
è cantare la Befana
della luna al chiaro lume.
Voi cortesi siate tanto,
in sì lieta circostanza,
di gradir la buona usanza
e ascoltare il nostro canto.
Inizio della serenata
A voi, degni genitori,
prima i nostri complimenti,
che di figlie sì avvenenti
produceste vari fiori.
Oh, (qui veniva messo il nome della figlia più grande), tu sei regina
di ogni pregio e gentilezza;
dell’amor tu sei l’ebrezza
per colui che ti avvicina.
Giovanotto fortunato
che si avrà la vostra mano
non avrà vissuto invano,
ma un tesoro avrà trovato
Se nella casa vi sono altre figlie
Questa serra ben contiene
altri fiori rari e belli:
un saluto anche per quelli,
un augurio si conviene.
Finale
Buonasera, or vi doniamo,
genitori e figlie belle,
sotto il lume delle stelle:
un altr’anno ritorniamo.
c'e' scritto autore Era "Un gentile e buon costume", scritto da Margherito Bedini
intonato per la prima volta dai cantori del paese.
Scusate, qualcuno potrebbe dare informazioni sull’autore o almeno sul testo di questa canzone per la befana?
Luca - 04/01/2026 18:51
Conosco questo pezzo e ritengo che sia uno dei canti più belli mai scritti per la befana. Sono veramente contenta che finalmente qualcuno ne riconosca il valore storico e culturale.
Luisa - 03/01/2026 19:42Truffa del falso carabinie ...
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