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  • 10/01/2026 18:35

Quando il linguaggio cambia: modi di dire un tempo comuni oggi percepiti come volgari

Ci sono espressioni che fino a qualche decennio fa circolavano senza troppe conseguenze tra bar, officine, caserme e spogliatoi, e che oggi invece fanno alzare più di un sopracciglio. Non perché il significato sia cambiato, ma perché è cambiato il contesto culturale in cui quelle parole vengono ascoltate. Frasi legate al corpo, alla sessualità o all’attrazione fisica erano spesso usate in modo spontaneo, grezzo ma condiviso. Dire che qualcuno “faceva venire la durella”, “faceva sangue” o “faceva girare la testa” era parte di un linguaggio maschile informale, raramente messo in discussione. Non era elegante, certo, ma nemmeno considerato scandaloso: era semplicemente parlato quotidiano. Col tempo però il confine tra scherzo e mancanza di rispetto si è fatto più evidente. Oggi siamo più consapevoli del peso delle parole, soprattutto quando descrivono altre persone. Espressioni che riducono qualcuno a una reazione fisica o sessuale vengono percepite come oggettivanti, invasive o fuori luogo, anche se chi le pronuncia non ha cattive intenzioni. Non è tanto la parola in sé a essere “proibita”, quanto l’effetto che produce in chi ascolta. C’è poi un altro fattore: questi modi di dire erano nati in ambienti chiusi e omogenei. Tra amici, tra uomini, tra persone che condividevano lo stesso codice. Portati fuori da lì — sul lavoro, sui social, in pubblico — perdono la loro “copertura” ironica e mostrano tutta la loro ruvidità. È un po’ come girare in ciabatte: va bene in casa, meno in ufficio. Il linguaggio non viene censurato dall’alto, cambia perché cambia la sensibilità collettiva. Alcune espressioni restano vive come battute da compagnia, altre scivolano nell’imbarazzo, altre ancora diventano segnali di scarsa attenzione al contesto. Non è questione di essere moralisti, ma di capire quando una parola comunica e quando invece urta. In fondo, saper parlare bene non significa parlare “pulito”, ma parlare in modo adatto alla situazione. E anche il gergo più colorito, se usato con intelligenza, sa quando è il momento di farsi da parte. Un po’ come l’umorismo: funziona solo se chi ascolta ride insieme a te, non se si sente messo a disagio.

I commenti

Io ai miei tempi nelle valere a Lucca c'è ne era una anco in via Scogliera o feste in casa ci si avvinghiata in balli con la donna di turno ma ci si strusciava a me veniva la Durella e si diceva ho fatto a panciate di caxxo per dire che non avevo fatto altri che strusciarmi col. Mio umile membro sul ventre della compagna di ballo

Dino - 12/01/2026 20:36
M

Pensionato

Carlo - 12/01/2026 15:13

La...."durella"!?!?!? Mai sentito! Che lingua è???!? Un dialetto italiano..... Suppongo volesse o voglia dire che qualcuno o qualcosa eccitava l'organo sessuale maschile. Mah... forse in lucchese si sarebbe detto che lo faceva diventà duro com'un grotton. In "masseso" simile al lucchese. In pisano invece e mi ricordo di averlo sentito dire, il modo volgare per esprimere il concetto era: "...deh e me l'ha 'ncannato!!" Però a me pare una constatazione dire che un tizio o una tizia, a seconda delle inclinazioni, possa provocare un naturalissimo effetto del genere. L'espressione "far sangue" è in effetti desueta, mentre "far girare la testa" mi sembra perfettamente utilizzabile anche oggi e per altro è il contrario della "durella" di prima, ovvero è espressione che veniva utilizzata, anche nei doppiaggi dei film di Hollywood, per esprimere il concetto in modo urbano ed accettabile perfino settant'anni fa. Comunque concludendo, stia tranquillo, che anche nel linguaggio giovanile di oggi esistono espressioni per dire che una persona è eccitante sotto il profilo sessuale e ne esistono di più volgari e altre "politicamente corrette". L'eccitazione, almeno lo spero, esiste ancora e quindi il concetto deve essere, in qualche modo, espresso. Non trova?!?!?

anonimo - 11/01/2026 01:01

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