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  • 14/01/2026 08:35

La Prevenzione non è un fastidio

In molte città, nei comuni e perfino nei quartieri, si percepisce una strana rassegnazione. Tutti sanno che c’è un problema, tutti hanno visto il segnale debole, tutti hanno ascoltato l’avvertimento, ma nessuno si muove. Si attende. Si aspetta che accada “qualcosa di grande”, qualcosa di irreversibile. La piccola crepa nel muro non convince nessuno; lo convincono solo le macerie. È così nelle infrastrutture, nella sanità, nella sicurezza urbana, nell’ambiente. Prima si nega, poi si minimizza, infine si assiste. Dopo lo shock, improvvisamente, tutto diventa urgente: le conferenze stampa, le inchieste, le relazioni tecniche, le audizioni. È la liturgia della reazione. Ma a quel punto qualcuno ha già pagato il prezzo più alto. Non è un tratto solo italiano, in Svizzera la macchina pubblica si è mossa dopo il disastro. Da noi la sequenza è più lenta e più rumorosa: cordoglio, rimbalzo di competenze, commissioni, responsabilità diffuse (vedi crollo ponte Morandi) . E intanto la città riprende a vivere come se niente fosse.A colpire è il fatto che la soglia si sia alzata. Non basta il morto, a volte ne servono molti, meglio se giovani. Non basta l’incidente, serve la tragedia. Non basta il rischio in potenza, serve il danno in atto. Una società che reagisce solo all’irreparabile è una società che rinuncia alla sua forma più alta di intelligenza: LA PREVENZIONE. Il segnale debole non è un fastidio. È un dono. Lo capiamo sempre troppo tardi.

I commenti

Probabilmente non ci può far nulla o molto poco, poichè talmente deficit strutturale incrostato nel midollo fisico-mentale della maggioranza della popolazione, che poi è quella che vota, è quella che decide, ed i 'risultati' sono sotto il sole.
Osservi solo quella caratteristica per cui in altri Paesi, quando compra casa, sulla proposta di vendita scritta ci sono due cifre; la prima cifra è il prezzo di vendita dell'immobile, la seconda cifra è la spesa annua di "mantenimento" di quell'immobile, in genere anche obbligatoria, cosa che in Italia non esiste. Figurarsi se toccassero la 'libertà' di un privato di madare a ramengo qualsiasi cosa 'propria', eccheè 'na dittatura?
Ho lontani parenti in USA dove se non la fanno loro manutenzione del verde intorno casa, ma anche facciate, infissi e roba esterna, l'amministrazione locale (che controlla) manda una squadra e ti manda la fattura a casa, se non paghi puoi perderti casa...eccheè 'na dittatura!?
Ne parlavano proprio ieri pomeriggio in una trasmissione che ho seguito.
Nel comune 'sentire', e drammaticamente anche dove dovrebbe essere più consapevolezza (ma non c'è), perchè PAGATI per farlo (ved. Crollo del ponte Morandi), le opere umane in Italia una volta costruite, sembrano possedere vita infinita, fascicoletti di uso e manutenzione, cartaccia da riciclo o ad ammuffire in polverosi scaffali.
Vita utile di un ponte? E che robba è?
Manutenzione di un ponte, di una scuola, di un ospedale? Manuche?
E' andazzo endemico corrente in tutte le cose, dalla zanella, alla caditoia, alla copertura della scuola, alla caldaia del termosifone, dall'impianto idrico a quello elettrico.
Per lavoro mi è capitato in cliente con moneta che gli usciva dale orecchie, con tetto marcio di casa vicino al crollo, ma imperterrito non ci voleva spendere, anche se gli veniva in testa, motivo? Lì per lì ho pensato che la volesse vendere. Noooo! Non si vedeva! Gli 'altri' non lo vedevano!!!!
Gli altri vedevano il suvvone da centomila euro luccicante lavato du' volte la settimana! Ed a lui premeva quello!!!!!
Levantinismo endemico, scrivono accada su tutte le sponde mediterranee.

... - 14/01/2026 15:00

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