Scendiamo in campo per una Lucca diversa. Un progetto dal basso in vista delle Elezioni Comunali del 2027.
Scendiamo in campo per una ...

La chiamano “remigrazione” (deportazione/espulsione forzata), ma nei fatti è un progetto di allontanamento di massa. A Piacenza è partita la raccolta firme per una legge di iniziativa popolare promossa dal Comitato “Remigrazione e Riconquista”, fondato da Veneto Fronte Skinheads, CasaPound, Rete dei Patrioti e Brescia ai Bresciani. L’impianto ideologico si richiama apertamente alle teorie dell’austriaco Martin Sellner, che ha teorizzato l’espulsione non solo dei migranti irregolari, ma anche di persone con permesso di soggiorno e perfino di cittadini nati e cresciuti nel Paese, se ritenuti “non assimilati”.
La proposta prevede l’allontanamento di intere categorie di persone sulla base dell’origine e dell’identità culturale. Non si tratta di politiche migratorie o di integrazione, ma di un disegno di esclusione sistematica che richiama ideologie razziste e segregazioniste.
A Lucca la vicenda assume un peso politico diretto. Tre consiglieri comunali di maggioranza — Andrea Barsanti, Lorenzo Del Barga e Gino Simi — risultano aderenti al comitato promotore della proposta di legge. Un dato pubblico che lega una parte dell’amministrazione cittadina a un’iniziativa sostenuta da gruppi dichiaratamente fascisti e da formazioni di area neonazista. All’avvio della raccolta firme ha presenziato anche l’assessora alla cultura Mia Pisano: non risultano firme formali da parte sua sulla proposta, ma la presenza istituzionale resta politicamente e simbolicamente rilevante.
Il sindaco Mario Pardini, ad oggi, non ha espresso una posizione pubblica. Nessuna presa di distanza, nessuna spiegazione. Un silenzio che apre interrogativi non solo etici, ma anche pratici.
Perché oltre all’ideologia, c’è la realtà. Una proposta di “remigrazione” (deportazione/espulsione forzata) dovrebbe necessariamente essere concordata con altri Stati: quali Paesi dovrebbero accogliere le persone espulse? Con quali accordi diplomatici? Nessun Paese è obbligato a ricevere individui che non riconosce come propri cittadini. Senza intese internazionali, il progetto resta uno slogan propagandistico, non una politica attuabile.
C’è poi il tema dei costi. Identificazione, procedure legali, strutture di trattenimento, trasporti, accordi bilaterali: chi pagherebbe tutto questo? Con quali fondi pubblici? A scapito di quali servizi essenziali? Nessuna risposta viene fornita dai promotori.
La proposta, inoltre, mescola volutamente situazioni giuridiche diverse: migranti irregolari, persone con permesso di soggiorno, lavoratori regolari, cittadini italiani per nascita o per naturalizzazione. In Italia centinaia di migliaia di persone di origine straniera lavorano, pagano tasse e contributi e tengono in piedi settori fondamentali dell’economia, dall’assistenza agli anziani all’agricoltura, dalla logistica all’edilizia. Espellerle significherebbe creare un danno immediato al sistema produttivo e previdenziale.
E la cittadinanza? Se il criterio diventa l’“assimilazione”, chi decide chi è abbastanza italiano? Con quali parametri? A questo punto la domanda diventa inevitabile: gli italiani che vivono all’estero — milioni di persone — dovrebbero essere “rimpatriati” perché residenti fuori dai confini nazionali? È una provocazione, ma serve a mostrare l’assurdità e la pericolosità del principio.
Le conseguenze economiche sarebbero pesanti, ma quelle diplomatiche ancora di più. Una politica di deportazione/espulsione forzata su base etnica isolerebbe l’Italia in Europa, aprirebbe contenziosi internazionali, danneggerebbe i rapporti politici e commerciali e metterebbe il Paese sotto accusa per violazione dei diritti fondamentali.
Di fronte a tutto questo, il coinvolgimento di esponenti della maggioranza e della Giunta comunale di Lucca non può essere liquidato come una scelta personale. È una questione politica che riguarda l’immagine della città, il rispetto dei principi costituzionali e la credibilità delle istituzioni. Le domande restano aperte, semplici e pesanti: Lucca intende davvero legare il proprio nome a un progetto irrealizzabile, costoso e discriminatorio? O qualcuno, finalmente, deciderà di rispondere con chiarezza?
A Lucca lo sdoganamento dell'estrema destra è stato facilmente digerito dalla tribù dell'ex centrodestra, oggi destra con poco centro. Sia però chiaro che la risposta democratica a questa roba non è quella della Schlein, che sdogana a sua volta soggetti che votano in parlamento assieme a Vannacci per favorire Putin. La risposta è creare fortissimi partiti liberali ben distinti dai populisti.
Anonimo - 10/02/2026 02:13Scendiamo in campo per una ...
Fantozzi (FDI)" I numeri d ...
Dopo la Salis anche la sin ...
Ormai la politica è socia ...
Dott. Pardini, la comprens ...
Buonasera,vi inoltro le ...
Verso le elezioni del 2027 ...
Rendiconto 2025, Martini ...
Sanità, Zucconi (Fratelli ...
INCENDIO SUI MONTI PISANI ...
Festival L’Augusta, acco ...
Il rendiconto 2025 si chiu ...
Questa mattina il sindaco ...
40 milioni di investimenti ...
Gioventù Nazionale (GN) - ...
Per una Lucca giusta, equa ...
La partita sul servizio id ...
Fratelli d’Italia a Lucc ...
Ponte Sant’Ansano, Carni ...
E se Del Ghingaro si candi ...