Festival "I Musei del Sorriso" - “Pietas. Per Madre Terra”
Festival "I Musei del Sorr ...

Domenica mattina a Bologna era caldo ed
afoso a Bologna. Abderrahim Fakir era cardiopatico e soffriva di
crisi respiratorie. Alcuni testimoni (tra cui Parveen Akhrar,
casalinga, pakistana di 73 anni) hanno detto che stava male e stava
chiedendo aiuto, probabilmente aveva un problema. Anzi due. La sua
faccia non era abbastanza “italiana” per gli agenti che sono
intervenuti.
Le immagini diffuse mostrano Abderrahim immobilizzato
a terra da due agenti, ammanettato e con il volto contro l’asfalto,
mentre chiede ripetutamente aiuto e manifesta difficoltà
respiratorie, fino a perdere conoscenza.
Il Forum della Pace di
Lucca esprime dolore, indignazione e solidarietà alla famiglia e
alle persone care di Abderrahim Fakir, lavoratore di origine
marocchina di 42 anni, assassinato il 19 luglio a Bologna durante un
intervento di polizia. Denunciamo la violenza feroce esercitata
durante il fermo e anche noi chiediamo che sia accertata ogni
responsabilità per la morte di Abderrahim, senza coperture
istituzionali, zone d’ombra o forme di impunità.
Denunciamo la
dimensione razzista e sistemica di una violenza istituzionale che
colpisce con particolare frequenza persone migranti, spesso oggetto
di pregiudizi razziali, povere o considerate socialmente
marginali.
Riteniamo gravissimo anche il comportamento del
personale sanitario presente sul posto: dal video emerge che gli
operatori assistono alla scena mentre Abderrahim invoca aiuto, senza
che risulti un intervento tempestivo volto a interrompere
l’immobilizzazione e prestargli soccorso.
Chiediamo un’indagine
rapida, indipendente e trasparente, l’acquisizione e la
pubblicazione integrale delle registrazioni delle bodycam, la tutela
dei testimoni e il pieno coinvolgimento della famiglia attraverso i
propri legali e consulenti. Chiediamo che le responsabilità siano
accertate non soltanto in relazione all’operato degli agenti, ma
anche rispetto alle azioni e alle omissioni dei sanitari
presenti.
Respingiamo ogni tentativo di spostare l’attenzione
sulla condotta precedente di Abderrahim: nessun comportamento può
giustificare un’immobilizzazione potenzialmente letale né
l’inerzia di fronte alle richieste di soccorso.
La morte di
Abderrahim si inserisce nel clima repressivo alimentato dai ripetuti
decreti sicurezza, che criminalizzano il dissenso e colpiscono
soprattutto persone migranti e marginalizzate. Il Forum della Pace
denuncia la deriva sempre più inquietante del controllo sociale,
vicina anche ai metodi dell’ICE statunitense: un processo che
normalizza pratiche coercitive e violenze istituzionali
potenzialmente letali. Aderiamo infine alla richiesta di verità e
giustizia per Abderrahim Fakir e ci uniamo alle mobilitazioni contro
il razzismo, la violenza istituzionale e l’impunità degli agenti
implicati in questi tipi di condotta.
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