• 0 commenti
  • 30/07/2026 19:06

Sugli esteri il campo largo è diviso. Safe? Rinunciare è un errore. Parla Fassino

Di Federico Di Bisceglie https://formiche.net Le divisioni emerse nel voto sulle missioni internazionali riaprono il confronto sulla tenuta del campo largo in politica estera. A Formiche.net Piero Fassino rivendica la linea del Pd, conferma il sostegno all’Ucraina e alla difesa europea e sollecita il governo a utilizzare lo strumento Safe, ritenendolo essenziale per rafforzare la sicurezza e l’autonomia strategica dell’Unione Quattro documenti diversi su un tema che, per anni, aveva invece raccolto in Parlamento un consenso pressoché unanime. Il voto di Montecitorio sulle missioni internazionali dell’Italia ha fatto emergere le differenti posizioni del campo largo, riaprendo il confronto sulla tenuta dell’opposizione sui grandi dossier di politica estera e sicurezza. Per Piero Fassino, deputato del Partito democratico e vicepresidente della Commissione Difesa della Camera, la pluralità di sensibilità non può però tradursi in divisioni strutturali. Perché la credibilità internazionale del Paese, sostiene su Formiche.net, passa anche dalla capacità di esprimere posizioni chiare e coerenti. A partire dall’Ucraina e dalla difesa europea, fino al nodo dello strumento Safe, su cui il dirigente dem chiede al governo di superare le ambiguità. Fassino, per anni le missioni internazionali dell’Italia sono state autorizzate con voti molto larghi, spesso unitari. Gli scorsi giorni, invece, il campo largo si è presentato con quattro documenti differenti. È il segnale di una divisione politica destinata a pesare? Per molti anni le missioni internazionali dell’Italia sono state autorizzate dal Parlamento con un voto sostanzialmente unitario. Tutti erano consapevoli del fatto che inviare militari italiani in teatri di guerra o in aree ad alta instabilità comportasse rischi, responsabilità e un impegno tali da richiedere il più ampio consenso politico possibile. Il fatto che oggi ci si divida su questi temi è un elemento di debolezza e non va sottovalutato. I nostri soldati sono più forti nel realizzare gli obiettivi di pace delle missioni se sanno di avere alle spalle il consenso più largo possibile del Paese. Il Pd, però, ha presentato una propria posizione, distinguendosi dagli altri partiti dell’opposizione. Qual è stata la vostra linea? Il Partito democratico è stato coerente. Riteniamo che per l’Italia concorrere alle missioni di pace delle Nazioni Unite e dell’Unione europea sia un dovere. Questo, naturalmente, non ci esime dal valutare nel merito le singole missioni e dall’esprimere dubbi o criticità quando necessario. Abbiamo posto, per esempio, obiezioni sul rapporto con la Guardia costiera libica, che è stata ripetutamente coinvolta in violazioni di diritti umani fondamentali. Non ci convince nemmeno il sostegno alla Tunisia, dove si è consolidato un regime autocratico che non rispetta standard democratici essenziali e reprime ogni voce dissenziente. Anche sulla missione in Niger il Pd ha scelto l’astensione. Per quale ragione? Siamo consapevoli dell’importanza della presenza italiana nel Sahel, ma non possiamo ignorare il quadro politico della regione. Tutta l’area del Sahel ha conosciuto colpi di Stato, regimi autocratici e dittatoriali. La nostra astensione non è un disimpegno rispetto alla sicurezza dell’area, ma la richiesta di una valutazione politica rigorosa e coerente con i principi democratici. Il fatto che il campo largo si sia presentato con quattro documenti diversi può trasformarsi in un problema più generale per l’opposizione? È un problema e non va minimizzato. Avere opinioni differenti è fisiologico, ma quando le divergenze riguardano i grandi dossier di politica estera e di sicurezza si rischia una rottura della coesione nazionale e europea. L’Italia è affidabile nella misura in cui è credibile in politica estera. Ci sono questioni sulle quali non si possono avere posizioni opposte. A quali dossier si riferisce in particolare? Penso anzitutto all’Ucraina. Putin è l’aggressore e la Russia continua ogni notte a sottoporre la popolazione civile a devastanti bombardamenti indiscriminati. Sul sostegno all’Ucraina non si può fare alcun passo indietro. Non è soltanto una questione di solidarietà verso un Paese aggredito: è un problema che riguarda direttamente la sicurezza europea, anche alla luce delle dichiarazioni e delle posizioni assunte da Donald Trump. Dobbiamo evitare argomentazioni risibili sul tema della difesa e del rafforzamento delle capacità europee. Il dibattito sul riarmo continua però a dividere profondamente la politica italiana. Bisogna prendere atto degli enormi cambiamenti dello scenario mondiale. È finita la stagione della grande concertazione internazionale e si è indebolito il sistema di governance multilaterale che dalla caduta del muro di Berlino ha accompagnato la vita del pianeta. Molte aree del mondo sono attraversate da conflitti e tensioni. E si rischia una situazione di anarchia internazionale che mette a repentaglio la sicurezza di tutti. Serve una strategia adeguata alla complessità del momento. L’Unione europea è nata come progetto di pace e continua a esserlo, ma proprio per questo deve essere in grado di difendersi da chi la pace volesse insidiarla e di garantire la sicurezza del continente. In questo quadro, il governo italiano continua a non sciogliere i dubbi sull’utilizzo dello strumento europeo Safe. È una scelta condivisibile? Sarebbe un grave errore non utilizzare le risorse di Safe. È un progetto europeo fondato sul finanziamento di programmi comuni e pluriennali tra più Paesi, con l’obiettivo di incentivare iniziative funzionali alla costruzione di una vera difesa europea, rafforzando l’integrazione industriale e strategica dell’Unione. Qual è il vantaggio concreto per l’Italia? Si tratta di finanziamenti da restituire nell’arco di mezzo secolo, a condizioni estremamente favorevoli e con tassi prossimi allo zero. Non esistono altre fonti di finanziamento comparabili. Rinunciare a Safe significherebbe privarsi di uno strumento vantaggioso proprio mentre l’Europa è chiamata a rafforzare la propria sicurezza e la propria autonomia strategica. Il governo deve uscire dall’ambiguità: non adottare Safe sarebbe un grave errore. 
30/07/2026

https://formiche.net/2026/07/sugli-esteri-il-campo-largo-e-diviso-safe-rinunciare-e-un-errore-parla-fassino/#content

Gli altri post della sezione