Potere al Popolo
Toscana attacca Giani e la giunta regionale sull'aumento delle tariffe
di biglietti e abbonamenti del trasporto pubblico locale
Il
partito denuncia le scelte contraddittorie del centro-sinistra che
penalizzano il trasporto pubblico e favoriscono profitti privati e
grandi opere
L'aumento
delle tariffe deciso da Autolinee Toscane, dal novembre 2021 gestore
privato unico dei trasporti pubblici locali in tutta la Regione, era
stato annunciato da Giani in prima persona lo scorso giugno, da un lato
prendendo le distanze perché "il contratto di servizio con AT non l'ha
firmato lui", e dall'altro difendendo la decisione dell'azienda.
Non
solo, Giani ha dichiarato che è meglio accettare gli aumenti, piuttosto
che rischiare un contenzioso con il gestore del servizio.
Questo è ciò che succede quando si affida ad un privato un servizio pubblico essenziale.
Questo
avviene anche nella Toscana "progressista", dove la maggioranza di
centrosinistra - da Italia Viva a Avs - a novembre ha votato
compattamente a sostegno del programma di mandato Giani prevedendo
grandi opere come gli assi viari della Piana di Lucca, che comportano
spese faraoniche e sottraggono ingenti risorse pubbliche a politiche per
una mobilità alternativa e sostenibile.
Non
è un caso che gli aumenti scattino in piena estate, quando si spera che
i pendolari siano pochi e distratti, e che l'annuncio sia stato
accompagnato da promesse di grandi investimenti, per indorare la
pillola. Come se, prima di oggi, AT non raccogliesse abbastanza utili
per migliorare il servizio. Come se non avesse scientemente spolpato il
TPL toscano fino a renderlo inaffidabile.
Sebbene
tutti, dalla destra al centrosinistra, riconoscano a parole la
necessità del TPL per pendolari, studenti e famiglie meno abbienti,
nessuno si impegna davvero a evitare che i costi ricadano sulle spalle
di quelle fasce di popolazione già affossate dal caro benzina, dagli
stipendi al palo, dall'aumento costante delle bollette e dei beni di
prima necessità.
Il
rincaro dei biglietti è stato giustificato con una clausola di
adeguamento inflattivo obbligatorio previsto dal contratto di gestione
del trasporto e con le tensioni geopolitiche dovute alla chiusura dello
stretto di Hormuz. A dimostrazione del fatto che qualunque sia la crisi,
qualunque sia la guerra, qualunque sia il problema, i costi vengono
sempre scaricati sulle classi popolari.
C'è
una sola strada per rendere il trasporto pubblico veramente affidabile,
conveniente e sostenibile: tornare alla gestione pubblica e destinare
ingenti risorse a politiche di mobilità alternativa invece che a grandi
opere inutili e devastanti per il territorio.