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  • 31/07/2026 19:55

I SALARI , LE DISUGUAGLIANZE, IL PRECARIATO, LA PATRIMONIALE

      I SALARI , LE DISUGUAGLIANZE, IL PRECARIATO, LA PATRIMONIALE : IL COSA FARE ?
 
 
LA REALTA’ DEI SALARI PEGGIORI IN EUROPA .
 
 
 
In Italia ad ogni rinnovo del contratto nazionale, i sindacati di Categoria , festeggiano con positive dichiarazioni sui risultati economici e normativi ottenuti.  Ma si dimenticano di dire che quegli aumenti sono sempre sotto il costo della vita, dell'inflazione. Cioè aumenta la busta paga ( con cifre che vanno a regime in tre a volte quattro anni)  ma assai  meno di quanto sono già aumentati i prezzi. Ad esempio nel recente rinnovo del CCNL (firmato ad  inizio giugno)   dei 400.000 lavoratori della funzione , è stato stabilito un incremento in tre anni di 162.000 euro lordi mensili circa 45 euro netti al mese ogni anno, per tre anni,  non protegge assolutamente il potere  d’acquisto dall’inflazione.
 
Il risultato vero è che il valore reale dei salari e pensioni diminuisce e i dipendenti e i pensionati  sono più poveri.
 
 
 
L’Italia del governo delle destre a guida  Meloni da quattro anni, è l’unico caso in Europa dove salari e pensioni diminuiscono. In tutti gli altri stati d'Europa e non solo d'Europa, i salari sono aumentati e aumentano assai più dell'inflazione mentre in Italia dal 2021 ad oggi sono diminuiti del 7,60% , divenendo gli ultimi su 20 Paesi Europei.
 
 
 
E’ falso quanto viene sostenuto da economisti ben pagati e dalla stampa di regime… che  i salari sono bassi perché è bassa la produttività aziendale .
 
 Anche il Governatore della banca d’Italia Fabio Panetta  in un recente convegno rilevava la debolezza del settore manifatturiero, con una dinamica divaricata: l’occupazione diminuisce nel settore manifatturiero mentre cresce nei servizi e nelle costruzioni, dove di norma il lavoro è  a termine, precario e flessibile, con il salario più basso della media manifatturiera
 
La produttività aziendale per unità di prodotto , in Italia è più alta rispetto ad altri Paesi Europei,  mentre è vero che in altre Nazioni  svengono redistribuiti ai lavoratori  una parte  dei profitti fatti dalle aziende e della ricchezza prodotta dal sistema, mentre da noi  i maggiori profitti   vengono di norma investiti in attività speculative e redditizie a danno dei lavoratori dipendenti,  con il precariato e le disuguaglianze che aumentano e con il ceto Medio/Povero che si impoverisce ulteriormente mentre i ceti ricchi  continuano ad arricchirsi togliendo risorse ai poveri.
 
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Nei dati negativi della crisi dei salari rientrano anche i salari individuali che le imprese danno , quasi sempre in modo discriminatorio  (con il silenzio dei destinatari) ai lavoratori individualmente.
 
Nonostante la presenza nei dati statistici anche di questi valori salariali individuali, (che non sono  per tutti) la perdita di potere d'acquisto rimane significativa, il che significa che chi ha solo il salario di contratto nazionale ha una perdita addirittura maggiore e più pesante rispetto alla media misurata del 7,60%.
 
Inoltre circa il 14% della forza lavoro  (soprattutto nei servizi) sono precari con contratti pirata a termine e paghe di fame.
 
 
 
Ricordo che In Italia  c’è stato un periodo che va dalle lotte “dall’Autunno Caldo del 1969”, alla meta degli anni 80, dove i salari dei lavoratori erano i più alti d’Europa. Nei primi anni 70 fu conquistato un meccanismo  chiamato “Scala Mobile o Contingenza”  che recuperava automaticamente per legge  il 70% del salario eroso dall’inflazione, in più esisteva la contrattazione Nazionale, (CCNL)  quella aziendale e di territorio per le piccole aziende con incrementi salariali  che complessivamente recuperavano oltre il doppio dell’inflazione.
 
 
 
 A metà degli anni 80 per l’esattezza  il 14 febbraio del 1984, Il governo di Craxi fece un primo strappo tagliando 4 punti di contingenza. Il PCI promosse un referendum per ripristinarli ma con i sindacati divisi e una vergognosa campagna  propagandistica  , nel giugno del 1985, la maggioranza degli italiani si pronunciò contro il ripristino.
 
 Ma la botta finale con la definitiva abolizione della scala mobile avvenne il 31 luglio del 1992, con un accordo tra governo a guida Amato, Confindustria, CGIL-CISL-UIL  .  L’allora Segretario Generale della CGIL Bruno Trentin fortemente contestato dai lavoratori a Firenze,  disse di averlo firmato  per senso di responsabilità e  per non  fare “tracollare l’Italia”, dopo    si dimise da Segretario Generale. Ricordo che all’epoca svolgevo la funzione Segretario Regionale dei Chimici CGIL ed ero anche il Presidente del Comitato di Garanzia della CGIL Toscana . Ai  tre operai iscritti alla CGIL che erano stati individuati tra coloro che lanciarono bulloni a Trentin  , dopo l’istruttoria proposi la loro sospensione dalla CGIL per un anno, cosa che avvenne.
 
 
 
Il Governo e Confindustria di allora,   convinsero i sindacati a firmare l’abolizione della scala mobile dicendo che cos’ si sarebbe fermata la spirale prezzi salari, mentre è avvento l’esatto contrario .
 
 
 
Dopo l’abolizione della “Scala Mobile” non vi sono più stati   meccanismi di recupero automatico del salario eroso dall’inflazione e non sono previsti sistemi di redistribuzione della ricchezza, ma vengono rinnovati solo i Contratti Nazionali e quelli aziendali ( con premi di risultato) in una minoranza di aziende organizzate sindacalmente .
 
 
 
Anche il salario minimo per legge a 9/10 euro l’ora viene negato da chi governa e l’ultimo provvedimento del governo della Meloni ha dato in regalo circa un miliardo di euro alle imprese   che rispettano i minimi contrattuali che sono molto inferiori all’inflazione.
 
 
 
Le discussioni in corso tra imprese, governo e sindacati, su un nuovo modello contrattuale, da introdurre, rimane tutta lettera morta perché  i datori di lavoro  non vogliono che i salari  recuperano una parte  della ricchezza .  Cioè le imprese non rinunciano a fare più profitti
 
 
 
 Come già detto all’inizio La strategia delle imprese e della Confindustria è quella di tenere il salario basso come strategia competitiva , non per di paese ma per fare loro più profitti.. Soprattutto non vogliono che si recuperano le enormi perdite di potere d'acquisto intervenuti in questi ultimi anni.
 
 
 
I sindacati europei e le industrie europee criticano il dumping, la concorrenza, sui bassi salari che l'Italia attua contro il resto d'Europa.
 
 
 
In questo quadro abbiamo le disuguaglianze più profonde d’Europa con il 10% di popolazione italiana che detiene il 60,6% di tutta la ricchezza esistente mentre all’opposto il 50% della popolazione detiene solo il 7,2% della ricchezza del Paese.
 
 
 
 Coloro che si arricchiscono in modo così vergognoso, sono soprattutto quelli che  lo specchietto del ministero delle Finanze ci riferisce come segue :
 
 
 
la percentuale di contribuenti autonomi , imprenditori, liberi professionisti, medici, farmacisti, avvocati, ecc…  ecc… che sono fuori dalle soglie della cosiddetta “congruità”, con le loro dichiarazioni dei redditi sono sotto stimate ci dicono   che non congrua è la dichiarazione del 37% dei farmacisti, del 48% dei dentisti, del 37% dei notai, del 55% dei gioiellieri, del 60% degli idraulici, dei tassisti e degli elettricisti. Il reddito medio di ristoranti e bar è invece di poco più di 15mila euro annui, dentro la soglia di povertà dunque. Essi oltre ad evadere facendo pagare le tasse solo ai pensionati e lavoratori dipendenti, si appropriano anche dei servizi sociali e delle detrazioni previsti per “gli Indecenti”. L’1%  di questi signori che  esistono e vivono senza adempiere   al  dovere di pagare le tasse , sono anche quello che hanno ricchezze patrimoniali superiori al 2 milioni l’anno , ma in Italia, sono  intoccabili.
 
 
 
E’ in atto una proposta di legge di iniziativa popolare presentata da Rifondazione Comunista che tasserebbe i patrimoni (esclusa la prima casa) superiore a 2 milioni di euro l’anno, che farebbe entrare allo Stato circa 60 miliardi di euro l’anno che potrebbero essere spese per sanità, salari, pensioni, scuola…, ma il governo di destra sostiene che   non tasserà mai i ricchi ed evasori con la  patrimoniale dell’1% .
 
 
 
Speso sentiamo dire  che bisogna pagare tutti per pagare meno, ma allora perché non iniziamo a toccare il portafogli di chi sembra intoccabile?
 
 
 
La cosa assurda è anche di chi  si dice di sinistra,  ma pensa che  la sinistra sia di nuovo cascata nella rete della patrimoniale. Un modo per non cogliere la realtà,  far paura e non cambiare di una virgola delle diseguaglianze presenti della società.
 
 
 
Così, in questo contesto,  la realtà in Italia a seguito delle scelte economiche e sociali fatte in quattro anni dal governo delle destre di Meloni vede 5,7 milioni di persone che sono in povertà assoluta che non hanno cibo per sfamarsi. Abbiamo una povertà relativa  che investe 8,7 milioni di persone che non c’è la fanno ad arrivare a fine mese. Abbiamo 4,5 milioni di persone  che pur lavorando sono poveri e percepiscono meno di 1.000 euro al mese. Abbiamo i salari più bassi d’Europa  ed  un sistema fiscale iniquo con le leggi fatte (non solo  dal governo Meloni), con l'80% di tutte le risorse a carico dei lavoratori dipendenti e pensionati, mentre ai ricchi autonomi con la flat tax pagano solo 15% di ritenute fiscali, almeno 10 punti meno di chi lavora; 
 
 
 
Ora si avvicinano le elezioni e la destra al governo vuole dotarsi di una legge incostituzionale per continuare a governare e va quindi combattuta perché la legge   non venga fatta.  Ma credo però che anche se dovesse vincere  il “Campo Largo o Stretto” , non riuscirebbero a cambiare la pessima realtà  del Paese fatta di disastro sociale, civile, culturale e politico, senza il contemporaneo sviluppo del conflitto  sulle tematiche sociali.
 
Occorre  dunque, dotarsi di una logica che non teme il conflitto, ma l’organizza perché esso è  il motore necessario affinché la realtà possa profondamente cambiare.
 
Nel Paese esiste anche una forte rabbia per la realtà sociale, civile, culturale, politica che viviamo.  Ma esiste una reazione complessivamente debole , quasi da rassegnazione nichilista.
 
Oggi , la CGIL avrebbe la forza di dotarsi di una piattaforma rivendicativa per riconquistare i salari e tutto ciò che i lavoratori hanno perso negli uti 40 anni… ma  preferisce raccogliere firme  per due leggi di iniziativa popolare riguardanti la sanità pubblica e l’abolizione della legge sugli appalti.
 
Penso che non se ne possa più di raccogliere firme su leggi che poi non verranno mai fatte… mentre le energie sindacali dovrebbero essere spese  su una vera piattaforma rivendicativa che oltre alla sanità ed agli appalti dovrebbe riguardare gli incrementi dei salari e delle pensioni  sviluppando una lotta adeguata e duratura…  ma sembra che anche la CGIL non creda più nel conflitto sociale   . 
 
Occorre allora capire  termini della questione non riguarda solo il sindacato, ma anche la sinistra di classe.
 
 E’ necessario anche procedere  nella ricostituzione del partito che sia alternativo alla  destra e la sinistra  liberal . Costruire le condizioni della   lotta  sulle tematiche sociali, contro il bellicismo, l’atlantismo, l’Unione Europea, la Nato, la censura ed il loro comune denominatore: il neoliberismo”.
 
Una forza tesa a “realizzare e rappresentare nelle istituzioni un’alleanza sociale con cittadini, forze professionali, lavoratori, precari, disoccupati, inoccupati e Partite Iva”, che scenda nell’agone politico, “anche in vista delle elezioni, ma nella prospettiva di andare avanti, oltre le scadenze elettorali.
 
Termino con questa  considerazione : La teoria marxista di stampo illuministico e razionale, che vede nell’evoluzione sociale i crismi della scientificità ed oggettività, resta una pia illusione se non riusciamo ad assegnare alle masse ed alla lotta di classe il compito di realizzare le condizioni oggettive per rovesciare il sistema esistente.
 
 
 

Umberto Franchi 1 agosto  2026     

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