Caro Don Mazzi,
Caro Don Mazzi,
nel momento in cui si traccia il bilancio di una vita e di una presenza pubblica così ingombrante come la tua, è impossibile limitarsi alle solite agiografie di maniera. Il tuo percorso è stato lungo, rumoroso, indiscutibilmente centrale nella narrazione italiana sul recupero e sulla solidarietà. Hai costruito un impero mediatico e sociale attorno alla Fondazione Exodus, hai portato il disagio giovanile e le dipendenze nei salotti televisivi quando pochi osavano farlo.
Eppure, accanto a questa facciata illuminata dai riflettori, rimane un'ombra marcata che molti hanno preferito ignorare, ma che ha pesato enormemente su chi ti ha osservato da vicino senza lenti deformanti.
La verità è che negli anni hai mostrato una singolare e lacerante doppia morale. Con i potenti, con i personaggi famosi travolti da scandali, con i VIP in cerca di riabilitazione mediatica o giudiziaria, hai spesso mostrato il volto più morbido, accogliente e comprensivo. Per i nomi illustri le porte della comunità e del tuo perdono pubblico si aprivano con una facilità disarmante, trasformando talvolta la riabilitazione in un palcoscenico a beneficio di telecamera.
Di contro, nei confronti dei deboli veri — di quelli senza un nome spendibile sui giornali, senza contatti giusti e senza il peso politico o economico per fare notizia — il tuo tratto si è fatto non rare volte brusco, sbrigativo, perfino arrogante. Chi non serviva a nutrire la narrazione dell'eroe mediatico ha spesso sperimentato sulla propria pelle il peso di una severità senza appello. Gli "ultimi", quelli autentici che la società scarta ogni giorno e che non fanno audience, sono rimasti troppo spesso sullo sfondo, dimenticati a vantaggio di riflettori ben più redditizi.
Hai scelto di essere un prete di strada, ma hai finito per preferire la moquette degli studi televisivi e i salotti dell'establishment. Questa contraddizione stridente tra il Vangelo predicato e l'opportunismo praticato resta la macchia più evidente del tuo passaggio.
Ti si riconosce l'intuizione iniziale e il lavoro fatto per spezzare certi catenacci culturali, ma non si può tacere sulla disparità di trattamento con cui hai dispensato la tua misericordia. Se ne va una figura complessa, che ha aiutato molti, ma che ha anche insegnato quanto sia facile, persino per chi indossa la tonaca, cedere alla lusinga del potere ed essere forte con i deboli e debole con i forti.
Riposa in pace
https://www.facebook.com/walter.delucia.520