Sanità lucchese, un ospedale sempre più debole?
A Lucca cresce il timore che l’ospedale San Luca stia perdendo progressivamente una parte delle competenze e della capacità operativa che negli anni ne avevano fatto un punto di riferimento per il territorio. Non si può parlare, allo stato attuale, di un piano dimostrato di ridimensionamento, ma le criticità segnalate in diversi ambiti e le domande ancora aperte meritano risposte chiare. Perché quando un servizio sanitario perde personale, attività specialistiche o autonomia organizzativa, il rischio è che a pagare il prezzo più alto siano proprio i cittadini.
A riaccendere il dibattito è la denuncia del dottor Riccardo Piane, ex primario di Otorinolaringoiatria del San Luca, che dopo 23 anni alla guida del reparto ha deciso di richiamare pubblicamente l’attenzione sulla situazione della struttura. Nella sua ricostruzione, il servizio avrebbe progressivamente perso parte della capacità chirurgica che lo caratterizzava, con particolare preoccupazione per gli interventi oncologici complessi e per l’organizzazione dell’attività operatoria.
Il problema non riguarda soltanto un singolo reparto. La vicenda solleva una questione più ampia: quale ruolo è destinato ad avere l’ospedale di Lucca nella rete sanitaria provinciale e regionale? Il San Luca deve continuare a essere un presidio capace di offrire prestazioni complesse, oppure rischia di vedere trasferite altrove alcune attività che in passato venivano svolte direttamente sul territorio?
Sono domande legittime, soprattutto quando si parla di interventi delicati, come quelli per i tumori della laringe, del collo e del cavo orale, che richiedono esperienza, organizzazione e personale adeguatamente formato. Se determinate competenze vengono meno, anche senza una chiusura formale del servizio, il risultato può essere un progressivo impoverimento dell’offerta sanitaria locale.
Nel caso dell’Otorinolaringoiatria, Piane ha chiesto all’Asl Toscana Nord Ovest di chiarire quali interventi siano stati effettivamente garantiti nel 2025 e nel 2026, quale sia la disponibilità reale dei medici e per quali ragioni si siano verificate le difficoltà nell’organizzazione delle sedute operatorie. Ha inoltre sollecitato dati sul numero di pazienti eventualmente indirizzati verso altri ospedali.
La Direzione aziendale ha replicato sostenendo che la continuità clinico-assistenziale non è mai venuta meno. L’Asl ha dichiarato che nel 2025 sono stati eseguiti 310 interventi chirurgici, rispetto ai 330 del 2024, e ha riferito di un miglioramento dei tempi medi di attesa per le prime visite. Numeri che devono essere considerati nel confronto, ma che da soli non risolvono ogni interrogativo: il volume complessivo degli interventi, infatti, non dice necessariamente quali procedure siano state eseguite, quale fosse la loro complessità e quanta parte dell’attività oncologica maggiore sia stata mantenuta.
È proprio su questo punto che servono informazioni dettagliate e verificabili. Non basta sapere quanti interventi vengono effettuati in un anno: occorre conoscere quali prestazioni siano disponibili, quali siano state ridotte e se i pazienti possano ancora ricevere a Lucca le cure specialistiche di cui hanno bisogno.
Il timore di un progressivo depotenziamento del San Luca nasce anche da questa esigenza di chiarezza. Quando un ospedale perde determinate attività, la conseguenza può essere un maggiore ricorso ad altre strutture, con spostamenti per i malati e le famiglie, ulteriori difficoltà organizzative e una possibile riduzione dell’autonomia del presidio locale. È un rischio che deve essere verificato attraverso dati ufficiali, non liquidato come una semplice polemica.
Resta poi la questione delle responsabilità e delle scelte organizzative. Le difficoltà nel reperire medici in alcune specialità sono un problema reale del sistema sanitario, ma proprio per questo è necessario capire quali interventi siano stati programmati per affrontarle. Quali risorse sono state destinate al San Luca? Quali obiettivi sono stati fissati per il mantenimento delle attività chirurgiche più complesse? Quali garanzie vengono offerte ai cittadini per il futuro?
Sono interrogativi che diventano ancora più importanti quando si considera il valore di un ospedale per un’intera comunità. Un presidio sanitario non è soltanto un insieme di reparti e posti letto: è una rete di professionalità costruita nel tempo, fatta di competenze, esperienza e capacità di affrontare anche i casi più difficili. Ricostruire ciò che viene perso può richiedere anni, mentre recuperare la fiducia dei cittadini non è sempre semplice.
Parlare di motivi oscuri sarebbe prematuro senza documenti che dimostrino l’esistenza di decisioni deliberate per ridurre il ruolo dell’ospedale lucchese. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare i segnali di difficoltà o accontentarsi di rassicurazioni generiche. Se esistono scelte di riorganizzazione che comportano il trasferimento di attività verso altri presidi, è giusto che vengano spiegate pubblicamente, indicando le ragioni cliniche, organizzative ed economiche e chiarendo quali conseguenze avranno sui servizi offerti a Lucca.
La questione, dunque, non è stabilire in anticipo se esista un progetto di ridimensionamento, ma impedire che un eventuale indebolimento avvenga senza un confronto trasparente con il territorio. I cittadini hanno diritto di sapere quali prestazioni il San Luca sarà in grado di garantire nei prossimi anni, quali reparti verranno potenziati e quali, eventualmente, subiranno cambiamenti.
La sanità pubblica non può essere giudicata soltanto sulla base delle dichiarazioni ufficiali o delle polemiche. Servono numeri confrontabili, dati sulla complessità degli interventi, informazioni sugli organici realmente disponibili e programmi verificabili. È su questo terreno che l’Asl deve rispondere alle preoccupazioni emerse.
Per Lucca la posta in gioco è importante. Il San Luca deve rimanere un ospedale in grado di rispondere alle esigenze della popolazione, mantenendo professionalità e servizi adeguati alla complessità delle cure richieste. Se alcune attività stanno effettivamente arretrando, occorre sapere perché e quali misure siano previste per recuperarle. Se invece l’offerta è stata mantenuta, come sostiene l’Azienda sanitaria, è necessario dimostrarlo con dati precisi e facilmente comprensibili.
Il punto centrale è questo: nessuno può affermare senza prove che l’ospedale venga deliberatamente depotenziato per ragioni nascoste. Ma nessuno dovrebbe neppure chiedere ai cittadini di non farsi domande. La trasparenza è il primo strumento per distinguere una difficoltà temporanea da un cambiamento strutturale. E sul futuro del San Luca, oggi, servono soprattutto risposte.
Sanità Autonoma Lucca Toscana