Il rettore Casini e Pammolli accolgono il ministro Giorgetti in visita alla Scuola IMT
Il rettore Casini e Pammo ...

Leggo queste righe e, da lucchese che di anni ne ha ormai quasi settanta, mi permetto una riflessione. Non per polemica, ma perché quando si parla della propria città qualche parola viene naturale dirla. Che Lucca sia bella grazie a chi l’ha costruita secoli fa non lo scopriamo certo oggi. Quelle mura, quelle piazze, quelle strade strette e quei palazzi non sono spuntati da soli. Sono il frutto di generazioni di lucchesi che avevano un’idea chiara di città e di comunità. Fin qui siamo d’accordo. Quello che trovo un po’ ingeneroso è l’idea che tutto ciò sia arrivato fino a noi solo per caso, o per mancanza di soldi e di interessi a demolire. Io sono nato negli anni Cinquanta e ricordo bene che già allora c’era chi difendeva il centro storico, chi si batteva perché certe cose non venissero toccate. Non era sempre facile e non tutte le scelte sono state felici, questo è vero. Ma ridurre tutto a un’assenza di consapevolezza mi pare una semplificazione. Quanto ai “toscanoidi”, permettetemi di sorridere. I lucchesi saranno cambiati, come sono cambiate tutte le città italiane negli ultimi cinquant’anni. Ma dire che non esistono più lucchesi mi sembra francamente esagerato. Io vedo ancora tante persone che tengono alla città, che la rispettano e che cercano, nel loro piccolo, di mantenerla viva. Certo, a volte il centro storico sembra più una vetrina che un luogo abitato. Le sagre, gli eventi, certi locali tutti uguali possono anche far storcere il naso, e non nego che qualche volta lo storco anch’io. Ma la città non è fatta solo di quello. È fatta di gente che ci vive, che ci lavora, che continua a considerarla casa propria. Il passato di Lucca è una fortuna enorme, su questo non ci piove. Ma non credo che l’unico modo di viverci sia guardare indietro con nostalgia e basta. Una città resta viva proprio quando riesce a tenere insieme memoria e presente, con tutti i difetti che questo comporta. E glielo dice uno che quelle mura le ha viste ogni giorno per quasi settant’anni.
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