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  • 31/10/2026 10:02

La corsa tecnologica rischia di sfuggire al controllo umano

Intelligenza artificiale, l’allarme del fisico del MIT: «La corsa tecnologica rischia di sfuggire al controllo umano» L’intelligenza artificiale corre a una velocità che potrebbe mettere in difficoltà persino chi l’ha progettata. Non è più soltanto una questione di progresso tecnologico o di nuove opportunità economiche. Il problema, secondo Max Tegmark, fisico del Massachusetts Institute of Technology e fondatore del Future of Life Institute, è che lo sviluppo dei sistemi di intelligenza artificiale sta procedendo senza garanzie sufficienti sulla capacità di mantenerli sotto controllo. In un’intervista al Corriere della Sera, Tegmark esprime una preoccupazione precisa: il settore tecnologico sarebbe entrato in una competizione nella quale fermarsi è diventato estremamente difficile. Le grandi aziende sanno che lo sviluppo di sistemi sempre più potenti comporta rischi, ma nessuna vuole concedere un vantaggio alle altre. È una corsa nella quale la prudenza rischia di essere considerata una debolezza e la velocità diventa un obiettivo prioritario. Al centro di questa dinamica ci sono aziende come OpenAI, Google e Anthropic, insieme ai protagonisti che stanno guidando la rivoluzione dell'intelligenza artificiale, tra cui Elon Musk, Sam Altman, Dario Amodei e Demis Hassabis. Tegmark sostiene che i vertici del settore siano consapevoli dei possibili pericoli, ma che la reciproca sfiducia impedisca loro di trovare un accordo concreto per rallentare lo sviluppo quando necessario. Il paradosso è proprio questo: tutti potrebbero avere interesse a evitare conseguenze pericolose, ma nessuno vuole essere il primo a fermarsi. Ogni organizzazione teme che una scelta di maggiore cautela possa favorire i concorrenti. Così la competizione continua, alimentata da investimenti enormi, interessi commerciali e ambizioni strategiche. Ma cosa significa davvero perdere il controllo dell'intelligenza artificiale? Non significa necessariamente trovarsi davanti a macchine coscienti o a robot che decidono autonomamente di ribellarsi agli esseri umani. Il rischio più concreto riguarda sistemi sempre più capaci di prendere decisioni, svolgere attività complesse e agire con un livello crescente di autonomia, senza che le persone riescano sempre a prevederne il comportamento o a intervenire tempestivamente. È questo il punto sul quale si concentra la preoccupazione di Tegmark: la capacità tecnologica potrebbe avanzare più rapidamente dei sistemi di sicurezza, delle verifiche indipendenti e delle regole necessarie a governarla. La questione non può quindi essere lasciata esclusivamente nelle mani delle aziende che sviluppano queste tecnologie. Servono controlli, responsabilità precise e norme condivise a livello internazionale. Non per bloccare la ricerca, ma per evitare che l'interesse economico e la competizione tra potenze tecnologiche prevalgano sulla sicurezza delle persone. L'intelligenza artificiale, del resto, è già entrata nella vita quotidiana. Interviene nell'informazione, nella medicina, nella finanza, nella sicurezza informatica e nei processi decisionali. Le sue applicazioni possono offrire vantaggi straordinari, ma proprio la loro crescente diffusione rende indispensabile capire chi controlla questi strumenti, quali limiti devono rispettare e chi risponde quando qualcosa va storto. La vera sfida non è impedire alle macchine di diventare più intelligenti. È fare in modo che l'intelligenza artificiale continui a essere una tecnologia al servizio dell'umanità, anziché trasformarsi in un sistema il cui funzionamento diventa progressivamente difficile da comprendere, verificare e governare. Il progresso non dovrebbe essere misurato soltanto dalla potenza delle nuove macchine o dalla velocità con cui vengono realizzate. Dovrebbe essere misurato anche dalla capacità di garantire che rimangano sotto un controllo umano effettivo. Perché sviluppare una tecnologia sempre più potente è una conquista. Essere in grado di governarla, invece, è una responsabilità che non possiamo permetterci di trascurare. Altra Stampa News

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