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DOMENICO CARUSO (NOI MODERATI): E’ ASSURDO SOSTENERE CHE LA RIFORMA COSTITUZIONALE PONE IL PM SOTTO IL CONTROLLO DELL’ESECUTIVO
I sostenitori del NO al referendum affermano che la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri possa portare il PM sotto il controllo del potere esecutivo come avveniva nell’epoca liberale e durante il fascismo che pur riconducendo il pubblico ministero all’interno dell’ordine giudiziario lo poneva sotto la direzione del Ministro di Grazia e Giustizia inquadrandolo in un modello fortemente gerarchizzato poi superato dalla Costituzione repubblicana che all’art. 107, comma 3, dispone che i magistrati si distinguono solo per la diversità delle funzioni.
Per costoro, afferma il Consigliere Comunale di Capannori Domenico Caruso, con la riforma costituzionale il pubblico ministero perderebbe le garanzie costituzionali di autonomia e indipendenza e il suo ruolo di soggetto che agisce esclusivamente a tutela dell’interesse generale all’osservanza della legge.
Le critiche dei sostenitori del NO appaiono pretestuose e infondate, spiega Caruso, dal momento che la riforma costituzionale colloca il pubblico ministero all’interno della magistratura definita ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere (art. 104), istituisce il Consiglio Superiore della Magistratura requirente presieduto dal Presidente della Repubblica e soprattutto non tocca in alcun modo il principio dell’obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale che non soltanto tutela l’indipendenza da vincoli esterni e interni del PM ma rappresenta il punto di convergenza di principi costituzionali basilari come il principio di legalità (art. 25), il principio di eguaglianza formale e sostanziale (art. 3) e il principio del buon andamento della pubblica amministrazione (art. 97) senza dimenticare che il pubblico ministero è considerato potere dello Stato ai fini dell’instaurazione del conflitto di attribuzione tra i poteri dello Stato essendo titolare dell’attività di indagine finalizzata all’esercizio obbligatorio dell’azione penale.
Chi afferma che la revisione costituzionale porterà i magistrati requirenti sotto il controllo dell’esecutivo dimentica che la riforma Nordio garantisce non soltanto l’autonomia esterna del PM ma anche quella interna liberandolo dai condizionamenti rappresentati dalle correnti che finora hanno rappresentato una distorsione nei meccanismi di funzionamento del CSM e che non esisteranno più grazie al sorteggio dei componenti dell’organo di autogoverno dei magistrati requirenti.
Ed è importante rilevare anche, prosegue Caruso, che le leggi ordinarie attuative della riforma costituzionale dovranno sempre muoversi nell’alveo dei nuovi principi costituzionali e non potranno mai collocare il PM sotto la sfera di influenza dell’esecutivo dal momento che il Presidente della Repubblica ne rifiuterebbe senz’altro la promulgazione per vizi di incostituzionalità e che in ogni caso la Corte Costituzionale interverrebbe con la declaratoria di incostituzionalità.
Poco incisiva, inoltre, appare la critica di alcuni secondo la quale la separazione delle carriere già avviene di fatto poiché sono pochi i magistrati che chiedono di passare da PM a giudice e viceversa. Questo argomento può essere agevolmente superato affermando che una cosa è la distinzione delle funzioni senza nessun impatto sugli aspetti organizzativi con i limiti introdotti dalla riforma Cartabia e un’altra è la separazione delle carriere che prevede diversi canali di accesso e percorsi professionali differenziati con il mantenimento di tutte le garanzie che la Costituzione attualmente vigente riconosce all’ordine giudiziario.
Per questi motivi, conclude Caruso, è necessario votare SI al referendum del 22 e 23 marzo per approvare una riforma che non è stata fatta contro qualcuno, che non ha nessun colore politico e che in definitiva rafforza le prerogative di tutela di ogni singolo magistrato liberandolo dall’influenza nefasta delle logiche correntizie interne alla magistratura.
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