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  • 11/09/2026 09:25

Per oltre vent’anni ho fatto la guida turistica a Lucca.

Per oltre vent’anni ho fatto la guida turistica a Lucca.


Ho iniziato quando i turisti erano ancora pochi: tedeschi, americani, italiani. Ho lavorato con amministrazioni di destra e di sinistra e, insieme ad altri colleghi, ho rappresentato Lucca alle fiere del turismo, a Milano a Londra e ad altre manifestazioni.

Erano anni pionieristici.

Il turismo italiano era schiacciato su Firenze, Venezia, Roma. Poi Pisa, Siena, il lago di Como. Lucca doveva ancora trovare il suo posto. E quel posto fu costruito lentamente.

Guide turistiche, ristoratori, albergatori, Camera di Commercio, operatori culturali, enti del turismo, amministratori, agenzie di viaggio. Non c’era una formula magica. C’era una convinzione: Lucca era unica perché era bella, ma soprattutto perché era vera. Non era devastata dal turismo di massa e dovevamo proteggerla: non commettere l’errore delle altre grandi città toscane.

Il nostro vantaggio era proprio questo: bellezza e vivibilità. Una città a misura d’uomo, capace di raccontarsi attraverso la sua storia di piccola città-stato. Orgogliosa, a volte chiusa, a volte apertissima, ma senza bisogno di urlare per farsi notare.

Lucca non aveva Michelangelo. Non aveva il torrone e il panforte. Non aveva un monumento da cartolina capace di competere con Piazza San Marco o la Torre di Pisa. Il suo vino non era il Chianti, il buccellato non poteva competere con altri prodotti toscani, la China Massagli non era il limoncello.

Eppure Lucca entrava dentro.

Chi arrivava aveva spesso la sensazione di aver trovato qualcosa di difficile da spiegare. Un luogo che non si concedeva immediatamente. Non era un prodotto. Era un’esperienza, un luogo per l’anima.

La città si mostrava il giusto, con una certa riserva. Lucca aveva un suo codice. E quel codice meritava rispetto.

Ricordo gli anni della costruzione della promozione della cucina lucchese, con l’ente del turismo APT, la ricerca dei prodotti della Garfagnana e della Piana, la valorizzazione dei nostri vini DOC, piccoli contro giganti piemontesi, veneti e toscani.

Eravamo una formica. Ma la formica sapeva di essere forte: consapevole delle proprie dimensioni, del proprio passo, mai più lunga della gamba.

Sapevamo inserire la città nel contesto delle sue colline e delle ville, del mare della Versilia, dei borghi della Mediavalle e della Garfagnana. Il territorio era uno solo, e valorizzarlo insieme portava benefici a tutti.

Venivano costruiti rapporti, contatti con le agenzie di viaggio e la stampa di settore, sviluppavamo professionalità, combattevamo le speculazioni.

Ricordo chi rifiutò di portare il trenino turistico sulle Mura, come a Piazza dei Miracoli. Si sarebbero fatti una barca di soldi. Ma fu detto no: le Mura non potevano diventare una giostra.

Ricordo anche la scelta, come guide turistiche, di non instaurare rapporti clientelari con i negozi, per non trasformare la visita alla città in una passeggiata dentro un supermercato.

Conosco persone che hanno lottato con lavoro, dedizione e passione per non svendere Lucca e trasformarla in una seconda San Gimignano o in una succursale di Piazza dei Miracoli. Li ringrazio ancora.

La valorizzazione del nome Lucca fu lenta, dolce, paziente, ma strutturata. L’obiettivo era preciso: rendere Lucca attraente senza svenderla, senza renderla uguale alle altre.Valorizzare la cultura, l’arte, i monumenti, la cucina, i luoghi, la sua area pedonale, i suoi ritmi lenti.

Sapevamo che dietro l’angolo c’era il rischio della mercificazione. Lo vedevamo nelle città vicine. E sapevamo che una piccola città di pochi chilometri quadrati non avrebbe potuto reggere il turismo di massa senza perdersi.

Non era una questione politica. Era conoscenza della storia. Sapere perché Lucca si era sviluppata in quel modo, perché le Mura erano lì, perché le strade erano quelle, perché le botteghe erano al piano terra e le abitazioni sopra.

Un equilibrio fragile, costruito nel tempo.

Poi è arrivato altro.

Improvvisamente tutto è diventato un prodotto. Ogni spazio. Ogni strada. Ogni palazzo. Ogni metro quadrato. Tutto messo in vetrina.

L’amministrazione ha dichiarato di voler trasformare Lucca in un centro commerciale a cielo aperto. E, in buona parte, è quello che è successo.

Le case sono diventate prodotti immobiliari. Il Comune sempre più un’agenzia di eventi. E i numeri l’unica unità di misura.

Arrivi. Presenze. Crociere. Investimenti. Metri cubi. Valore degli immobili.

Non la qualità della vita. Non la cultura. Non l’abitabilità per chi ci vive. Non i servizi. Non le relazioni. Non la possibilità per un giovane lucchese di costruirsi qui una vita. Non il lavoro qualificato.

Solo numeri. Numeri e possibilità di investimento.

Sono arrivati imprenditori da mezzo mondo e l’equilbrio costruito negli anni si è sbriciolato in poco tempo. Perché Lucca era fragile. Lo diceva la storia. Lo sapevamo tutti.Ma sono state aperte le stalle. E la città ha cambiato volto.

Fa quasi sorridere, in questi giorni, la politica che continua a fingere di non vedere le trasformazioni e quello che è stato perso.

Basta camminare. Basta guardare quello che non c’è più. Basta entrare in un palazzo e vedere come le case siano diventate tutte uguali: beige, perfette, asettiche.

E così in Piazza Grande arrivano i mercatini tirolesi, sulle Mura il Carnevale di Viareggio e il truciolato, per le strade rievocazioni storiche con gladiatori, vichinghi, celti e perfino le SS. Un turismo da selfie, da cappuccino nel pomeriggio.

Chi se ne importa se il farro in realtà è orzo, se i tordelli sono industriali, se chiudono i negozi storici e arrivano paninoteche, lampredotto e mortadella, se Ilaria del Carretto diventa una sconosciuta mentre Lucca viene riempita di eventi che potrebbero essere organizzati ovunque.

I numeri dicono che le crociere sono aumentate.Intanto ci sono sempre meno case per residenze lunghe, affitti sempre più alti, politiche sempre meno vicine ai bisogni dei cittadini, non solo di chi vive in centro.E, dall’altra parte, un mercato che spinge sempre più verso investimenti in residenze di lusso, soprattutto per ultra-ricchi, molti dei quali stranieri.

E allora va tutto bene.

Chi se ne frega.

I giovani lucchesi potranno comprare casa fuori. Oppure andarsene.

La domanda è una sola: quanto siamo ancora disposti a perdere, per portare qui sempre più gente?


Si dirà che i tempi cambiano.

Mi chiedo soltanto perché debbano farlo sempre in peggio.


Carlo Puddu

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I commenti

Lucca era diversa perché non era turistica, ma quando una città diventa turistica certe cose sono inevitabili. Venezia era unica come Lucca ed ex capitale di una repubblica come Lucca; si, di una repubblica imperiale, potentissima e ricchissima, ma comunque una città patrizia, oligarchica e repubblicana, come Lucca, eppure il turismo ha pesato sulla sua immagine. Lucca, rispetto a Venezia, sbaglia a non comunicare e vendere se stessa come città-stato imperiale, ovvero una cosa unica in Italia. Lucca, a suo modo, è unica come Venezia. Si preferisce invece giocare a fare i toscani e questo è un po' ridicolo, un po' irrispettoso dei nostri avi e un po' puttanesco. Però un qualche "imputtanimento", se si diventa un centro turistico, è inevitabile. Mi pare poi del tutto velleitaria l'idea di poter attrarre solo turisti "di qualità" (ammesso si abbia idea di cosa siano) rigettando gli "altri". Semmai si dovrebbe e si potrebbe:

1. ridurre gli "eventi" o decentrarli sul territorio attenuando la pressione sul centro della città
2. Fare più iniziative culturali stabili e di qualità, ad esempio rinforzare la rete museale. Purtroppo questa sembra una chimera perché a Lucca dei musei seri e legati alla storia ed all'arte locale poco importa alla gran parte di politici e cittadini. Proprio la settimana scorsa, parlando con una persona non lucchese, che si occupa di cultura per lavoro, mi sono sentito dire che Lucca, per fare i musei è una città difficile. Questo mi ha confortato, perché conferma, da parte di un osservatore esterno, le mie impressioni e ovviamente mi ha sconfortato perché penso che a Lucca i musei veri il Comune non li farà mai.
3. Comunque si deve gestire meglio l'impatto turistico sul centro. Come? Con gli spazzini per le strade che eliminano i rifiuti in tempo reale. Con il rimettere la cancellata alla loggia del Palazzo Pretorio ed allo smettere di usarlo come area per fiere. Con lo smettere di disseminare la città di robaccia come totem, striscioni, stand e strutture varie ed orrende. Con il ricominciare ad usare anche il verde, il rosa, il grigio e l'azzurro chiaro per tingere le facciate. Con il riportare gli spalti e le Mura ad un assetto civile e rispettoso dell'architettura eliminando le alte erbe e le ceppaie di piante legnose che sono il frutto di un malinteso e fuorviante desiderio di migliorare la qualità dell'ambiente.

Sarà dura.

Anonimo - 12/09/2026 03:13

Non c'e un problema di fascismo ma di ignoranza e conformismo a lucca

Anonimo - 11/09/2026 21:52

Una città bella come Lucca, veramente BELLA, dev'essere amata in primis dai suoi abitanti che devono custodirla non per la mera ricerca di avido guadagno bensì per motivi legati alla propria famiglia e al comune patrimonio artistico-culturale e storico. Ci contraddistingue una sorta di lucchesità. Il centro di Lucca, anche fuori le mura, dev'essere abitato, abbellito e vivificato dai suoi cittadini...non va riempito di paninoteche aliene (c'è da rimpiangere i tempi delle gustose focacce calde della vecchia Grotta di Via Fillungo, ad oggi sopravvive il forno Casali), case e stanze per gli affitti brevi e insulsi negozi di souvenir kitsch.
Il nostro territorio è verde, curvilineo per le dolci colline e vario...un binomio perfetto tra uomo e natura.
Ben vengano gli eventi (ben studiati e selezionati) in centro per attirare e divertire i lucchesi e i turisti, ma la città non deve mai perdere la sua anima e i suoi ritmi lenti, umani.
Si dev'essere autentici e genuini, non omologarsi alle altre grandi città d'arte italiane.
Lucca e i lucchesi devono riconoscersi, non sdoppiarsi.

Tristan - 11/09/2026 19:18

Come si fa a non apprezzare questo intervento
Si può concordare o meno, ma affronta la problematica in maniera molto profonda.
Basta insulti....serve serietà

Boh - 11/09/2026 16:07

Il problema che il Vs vice sceriffo si dice fascista, ma in realtà è un conformista da paura, per il potere si è piegato alla volontà di commercianti e imprenditori del cemento. E un bel ciao ai lucchesi doc.

Anonimo - 11/09/2026 14:38

Lei ha un vero amore per Lucca, non questi che stanno vendendo lucca come una puttana da 3 soldi, almeno un tempo c'era il casino in via dogana ora è in tutta la città.

Mau - 11/09/2026 14:33

lei è un demente. Punto
Sir Pente

Anonimo - 11/09/2026 13:19

Tempi moderni! (film del 1936)
Essendo senza moneta, l'unico sogno è scappare da questa gabbia di matti, trasferendomi in un paesino di centodieci abitanti fuori dal mondo.
Ormai vecchio, quando lavoravo e guadagnavo il pane non ci facevo assolutamente caso, come il pesce che è l'ultimo a scoprire l'acqua.
Solo adesso, senza moneta da 'spendere', ho scoperto l'"acqua"!
Solo al fine di farti spendere, consumare, dissipare, scialaqquare, dilapidare, tentano di farti il lavaggio del cervello, a volte riuscendoci.
Tanti poverini cascano nel vortice, facendo debito...fino all'inevitabile pignoramento! Ti leverebbin anco le mutande!
Per adesso la festa dura, sarei contento di campa' per vedere quanto gli dura.
Probabilmente vivendo il presente, neanco sono consapevoli.
Probabilmente finirà come il ciclo dell'acqua, se ne accorgeranno, forse, quando avranno l'acqua al collo.
Si comportano come minatori in miniera.
Finchè dura fa ventura!
Ossequi.
Consumatore difettoso.
PS: Non ricordo da quanto non compro un paio di scarpe, però ricordo benissimo la 'collezione' in una casa del centro, neppure fosse stata di francobolli! Immagino solo la loro fine (delle scarpe).

... - 11/09/2026 11:29

ma chi scrive queste robe fa anche finta di essere apolitico? perchè non ha messo che poi c'è il problema del fascismo così eravamo tutti più contenti. il turismo di massa dei fascisti. era melgio come titolo. quanto fate ridere....

Anonimo - 11/09/2026 11:18

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