TSO psichiatria : S. I. P. chiede revisione legge
Dopo la sentenza della Corte costituzionale sulla difesa obbligatoria nei procedimenti di convalida, la SIP segnala il rischio di ritardi nelle cure e chiede regole applicative più chiare
La Società italiana di psichiatria (SIP) chiede al Parlamento un intervento legislativo urgente per chiarire le modalità di applicazione delle nuove garanzie nei procedimenti relativi al trattamento sanitario obbligatorio (TSO). La richiesta arriva dopo la sentenza n. 157/2026 della Corte costituzionale, del 2 ottobre 2026, che, secondo quanto riportato dalla società scientifica, ha introdotto l'obbligatorietà dell'assistenza di un difensore nei procedimenti di convalida e proroga del TSO.
In una nota diffusa il 19 ottobre, la SIP riconosce il valore delle garanzie costituzionali a tutela della libertà personale e del diritto di difesa, ma richiama l'attenzione sulle possibili conseguenze organizzative e cliniche della loro applicazione. Secondo gli psichiatri, l'incertezza sulle nuove procedure potrebbe favorire comportamenti difensivi da parte dei medici e ritardare il ricorso al TSO anche quando sussistono i presupposti previsti dalla legge.
«Il medico che propone o convalida sul piano sanitario la necessità di un TSO non agisce come controparte del paziente, ma nell'esercizio di una responsabilità clinica, fondata su valutazioni di appropriatezza e obblighi professionali», afferma Guido Di Sciascio, co-presidente della SIP.
La società scientifica ricorda che il TSO, disciplinato dalla legge n. 833 del 1978 sulla base dei principi della legge n. 180, costituisce un intervento terapeutico eccezionale. Può essere disposto quando sono presenti alterazioni psichiche che richiedono interventi terapeutici urgenti, la persona non accetta le cure e non sussistono le condizioni per adottare tempestivamente misure sanitarie extraospedaliere idonee.
La preoccupazione della SIP riguarda soprattutto il rischio che il procedimento di convalida assuma caratteristiche sempre più vicine a quelle di un contenzioso giudiziario.
«Occorre quindi distinguere con chiarezza i ruoli: al medico compete la valutazione clinica e la responsabilità delle scelte terapeutiche; al difensore la tutela dei diritti della persona; al giudice la verifica della legittimità del provvedimento», sottolinea Antonio Vita, co-presidente della SIP.
Secondo Di Sciascio, l'incertezza sulle modalità applicative, sulle responsabilità e sulle possibili conseguenze giuridiche delle decisioni sanitarie potrebbe indurre i professionisti a evitare o posticipare il trattamento obbligatorio. Si tratta di un rischio prospettato dalla società scientifica, non di un effetto già documentato delle nuove disposizioni.
La SIP chiede quindi una revisione organica della disciplina che, nel rispetto dei principi affermati dalla Corte costituzionale, definisca le procedure, i ruoli dei soggetti coinvolti e le responsabilità professionali, assicurando un'applicazione uniforme sul territorio nazionale.
«Una revisione della disciplina del TSO dovrà salvaguardarne la natura sanitaria, garantire la tutela effettiva dei diritti della persona e assicurare ai professionisti un quadro normativo chiaro, che consenta di assumere le decisioni terapeutiche necessarie senza il rischio di improprie contrapposizioni processuali», afferma Vita.
La società scientifica conferma infine la disponibilità a contribuire al percorso di revisione legislativa, mettendo a disposizione le competenze cliniche e organizzative dei servizi di salute mentale.