Sylos Labini al festival L’Augusta: “I maranza non sono figli della rivoluzione ma del nulla globalista”
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Più di cento fra professori e ATA del Liceo Artistico “A. Passaglia”
manifestano la propria vicinanza agli studenti
per quel che riguarda le motivazioni della contestazione.
In merito all’occupazione in corso al Liceo Artistico Musicale “A. Passaglia” di Lucca, più di cento fra professori e ATA del Liceo manifestano la propria vicinanza agli studenti riguardo alle motivazioni della contestazione.
“Condividiamo gran parte delle ragioni che hanno portato alla contestazione dei ragazzi. Le nuove generazioni hanno davanti a sé un futuro sempre più incerto soprattutto per loro, dal punto di vista lavorativo e umano. Il tempo presente è contraddistinto da guerre e genocidi e le tensioni sociali sono sempre più diffuse; lo spettro di una guerra - mondiale o no - che ci veda direttamente coinvolti è all’orizzonte e esiste il possibile richiamo dei ragazzi stessi al servizio militare di leva che - ricordiamolo - non è abolito ma solo sospeso; i prezzi di prodotti, di cibo, carburante, sono alle stelle mentre al contempo gli stipendi dei lavoratori sono fermi e per molte categorie nettamente inferiori ai loro omologhi in altri stati europei (per quel che riguarda la scuola, in Germania lo stipendio di un insegnante è circa il doppio rispetto a quello di uno italiano); molti cittadini sono senza un lavoro o senza lavoro fisso (sempre per quel che riguarda la scuola si veda il numero di professori precari a quaranta o più anni, cosa che fa sì che sia difficilissimo mettere su famiglia o acquistare una casa); le scuole presentano enormi difficoltà strutturali, di manutenzione, di apparecchiature, mentre al contempo i soldi si trovano per essere investiti non per le strutture in cui dovrebbero crescere ed essere educate le nuove generazioni, ma per una corsa agli armamenti, cioè per strumenti di morte, in direzione opposta a ciò che si dovrebbe fare per cercare la pace; il cambiamento climatico è infine spesso sottovalutato o del tutto negato.
Noi non vogliamo essere ricordati come una generazione che vuole non aiutare e che non vuole ascoltare la generazione successiva; non vogliamo essere capaci solo di reprimere la loro richiesta di aiuto.
Facciamo nostre le parole del Presidente della Repubblica Italiana, Sergio Mattarella:
«La società non può rivolgersi ai giovani con un atteggiamento di indifferenza o, peggio, di meschina sottovalutazione. Si tratta di una grande questione sociale. Una priorità che deve vedere sensibili istituzioni e tutte le forze della società»”
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