• 1 commenti
  • 31/08/2026 09:28

Sora TentennaLe incertezze di Meloni sull’Ucraina svelano la sua inadeguatezza

Sora TentennaLe incertezze di Meloni sull’Ucraina svelano la sua inadeguatezza

La premier preoccupata dalla perdita di consenso in favore del filorusso Vannacci, nasconde i reali impegni presi in favore di Kyjiv invece di rivendicarli, e così facendo conferma tutte le sue incertezze in politica estera (e non solo).

Le armi all’Ucraina non portano voti. E siamo di fatto già in campagna elettorale.

Se il campo largo consuma il suo tempo in chiacchiere e nei soliti psicodramma, il governo è costretto ad agire. E le cose non si stanno mettendo bene. La benzina è diventato un problema enorme, che erode consensi. Per questo Giorgia Meloni è entrata in modalità “sora Tentenna” sul dossier più impegnativo, l’Ucraina appunto.

Tace, smentisce, fa e non lo dice. Una politica estera alla chetichella. È una condotta moralmente come minimo discutibile: invece di rivendicare la presenza italiana sul fronte anti-russo, Palazzo Chigi sembra vergognarsene. Mentre l’Europa non si sta dimenticando di Kyjiv, anzi, e lo grida ad alta voce. Gli sprovveduti cattocomunisti italiani che criticavano Keir Starmer per il suo impegno in prima fila assieme a Emmanuel Macron e credevano – da provinciali – che Andy Burnham mutasse rotta, si devono ricredere: la Gran Bretagna ha intensificato gli aiuti a Zelensky ed è pronta ad affrontare la minaccia di una guerra ibrida.


Anche  il presidente francese ha rafforzato gli aiuti a Kyjiv, così che Meloni non ha potuto tirarsi indietro. Volenterosa ma di nascosto. Senza darlo a vedere. La premier aveva solo parlato dell’invio di generatori. In realtà l’impegno – e giustamente – è ben più corposo, e le ricostruzioni giornalistiche parlano chiaro: il governo ha taciuto l’impegno di inviare una nuova strumentazione anti-missili. Nell’ombra, per paura di scatenare Roberto Vannacci. Di affrontare una polemica esplicita con Matteo Salvini.


Meloni sembra il Pd quando ha paura di innervosire Conte, il che è tutto dire. Il decreto interministeriale deve passare per il Copasir però il governo non l’ha ancora allertato. Ma non basta. Il Financial Times ha dato notizia dell’iniziativa di Paesi Bassi, Spagna e Polonia che hanno chiesto a Bruxelles di riaprire il dossier degli asset sovrani russi congelati nell’Unione europea e di studiare nuove modalità per usarli a sostegno dell’Ucraina. E l’Italia? Abbiamo chiesto inutilmente lumi al ministro della Difesa Guido Crosetto che ci ha risposto che non è una questione del suo ministero ma di Palazzo Chigi e della Farnesina. Ma su questa storia dello scongelamento degli asset russi da sempre il governo italiano è freddo. Non se n’è mai occupato. E non è certo il caso di farlo a pochi mesi dalle elezioni.


Le armi non portano voti, d’accordo. Ma governare significa anche assumersi la responsabilità delle scelte che non portano consenso. Altrimenti non è più politica estera: è semplicemente campagna elettorale con il silenziatore della vigliaccheria.






Mario Lavia

https://www.linkiesta.it/2026/08/le-incertezze-di-meloni-sullucraina-svelano-la-sua-inadeguatezza/

I commenti

Vi ricordo il 1939 - 40. L'Italia era legata mani e piedi alla Germania nazista in virtù del folle "Patto d'acciaio", che obbligava il nostro governo a fare la guerra al fianco dei tedeschi. Nonostante questo, per nove lunghi mesi, l'Italia rimase alla finestra, aspettando di capire quale fosse la scelta opportunistica da farsi. Ma non solo; durante quei mesi la Germania era alleata anche dell'Unione Sovietica e l'alleanza prevedeva che Stalin si prendesse le nazioni del baltico, la parte occidentale della Bielorussia e dell'Ucraina e soprattutto avesse mani libere con la Finlandia. I sovietici attaccarono i poveri finlandesi e l'Italia, sotto banco, inviò armi a questi ultimi che le usavano contro i sovietici. Ovvero l'Italia, alleata e legata mani e piedi alla la Germania, non solo non entrava in guerra come gli scelleratissimi trattati avrebbero imposto, ma forniva anche armi ad una nazione che lottava contro un altro alleato della Germania. Tutta l'ambiguità italiana si risolse entrando alla fine in guerra al fianco dei tedeschi e ciò quando, con errore marchiano, Mussolini decise che la Germania aveva praticamente già vinto. Per cui, alla fine dell'ambiguità l'Italia fece la scelta peggiore. In fondo Meloni si comporta come il suo idolo giovanile (Mussolini) e rischia, alla fine, di fare, come lui, la scelta peggiore. Il problema è che, anche se dovessero governare quelli alternativi alla Meloni, le cose sarebbero identiche a come sono.

Anonimo - 01/09/2026 02:15

Gli altri post della sezione

UNO NON VALE UNO,

UNO NON VALE UNO, stronzi. ...

Il frigo vuoto

IL FRIGO VUOTO NEL COMUNE ...