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  • 26/04/2026 15:08

25 Aprile a Lucca

A Lucca il 25 aprile non è stato una cartolina tranquilla. Più che una celebrazione lineare, è sembrato un mosaico fatto di pezzi diversi: istituzioni, associazioni, cittadini, ognuno con il proprio modo di stare dentro quella data che, volenti o nolenti, continua a dire qualcosa anche oggi. Il corteo promosso dall’assemblea del 25 aprile ha attraversato la città con cori e fumogeni, un tono più acceso rispetto alle cerimonie ufficiali. Non una semplice passeggiata commemorativa, ma una presenza rumorosa, visibile, quasi a voler strappare la ricorrenza dalla ritualità. Il percorso però ha trovato un limite chiaro: il Fillungo, cuore commerciale e simbolico della città, è rimasto fuori. Vietato. Una scelta che pesa, perché lì passa molto più di una strada: passa l’immagine pubblica di Lucca. E allora il corteo si è fermato ai margini di quel centro “protetto”, come se ci fosse una linea invisibile tra due modi di vivere la memoria. Da una parte chi vuole mantenerla composta, istituzionale, dall’altra chi sente il bisogno di renderla più viva, anche a costo di disturbare. Nel frattempo, sul piano politico e civile, si prova a rimettere insieme i pezzi. Il messaggio che arriva da alcune voci del territorio è chiaro: il 25 aprile non può continuare a essere terreno di scontro permanente. La memoria della Liberazione, dicono, dovrebbe unire, non diventare ogni anno un campo di battaglia ideologico. Facile a dirsi. Più complicato quando si scende in strada e si incrociano sensibilità diverse, storie personali, letture opposte dello stesso passato. Le celebrazioni ufficiali si sono svolte come da tradizione, con i momenti istituzionali e i richiami ai valori fondanti della Repubblica. Un registro più sobrio, quasi misurato, che però non riesce più a contenere tutta la complessità che si muove intorno a questa data. Perché il punto è proprio questo: il 25 aprile non è solo memoria, è anche presente. E il presente, si sa, è meno ordinato delle cerimonie. Resta una sensazione, a fine giornata. Lucca non ha dimenticato, ma nemmeno trovato una sintesi. La memoria c’è, eccome. Solo che non parla con una voce sola. E forse è proprio lì il nodo: pretendere unità dove esistono ancora fratture profonde rischia di essere più retorico che reale. D. T.

I commenti

Quelli del corteo usano il 25 aprile per fare propaganda politica sui fatti attuali. Non dico che ciò non sia lecito ma, se porti in giro le bandiere palestinesi o quelle cubane, allora non puoi impedire a qualcun altro di portarsi quelle ucraine o iraniane (nella versione pre Repubblica Islamica sia chiaro). Se non accetti le sensibilità degli altri, non puoi pretendere che gli altri accettino le tue. Per cui o ci si accorda sul fatto che le bandiere di stati esteri sono escluse dai cortei del 25 aprile, oppure non si va da nessuna parte. Sia poi chiaro che, posto che si decida di non portare le bandiere israeliane, non si può impedire di portare simboli ebraici o della Brigata Ebraica; chi sa la storia, sa che gli ebrei, nella resistenza e nella guerra di liberazione dell'Italia sono stati presenti ed importanti, per cui non si può escluderli. So bene che in una certa sinistra italiana il sionismo è ormai considerato alla stregua del nazismo, ma questa lettura è errata sotto il profilo storico in quanto il sionismo è paragonabile al risorgimento nazionale italiano e non certo al nazismo. Comunque, se tutti non faranno un bel passo indietro il 25 aprile sarà sempre più una ricorrenza divisiva e perfino capace di generare scontri fisici tra italiani. Meditate.

Anonimo - 27/04/2026 00:47

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