A proposito di "Manifattura" .........
È bastato che il progetto Polimea si fermasse e, improvvisamente, sulla ex Manifattura hanno ricominciato a parlare tutti. Soprattutto quelli che c’erano già. Nuove idee, nuove proposte, nuovi appelli. Come se questi anni non fossero mai esistiti. Sono tornati i comitati che ai tempi dell’amministrazione Tambellini chiedevano partecipazione e combattevano il progetto della Fondazione CRL, capitanati da chi oggi amministra Lucca. Pardini, del resto, la partecipazione l’aveva promessa. Poi, una volta eletto, spiegò che sulla Manifattura la partecipazione non serviva perché «sappiamo cosa fare». Mobilitazioni? Proteste? Conferenze stampa in piazza San Michele? Niente. Silenzi. Evidentemente, per qualche anno, la partecipazione ha potuto godere di un meritato riposo. Adesso Polimea si è fermata e la partecipazione torna improvvisamente indispensabile. Poi c’è l’intellighenzia lucchese, che offre uno spettacolo persino più creativo. C’è chi vuole coinvolgere Stefano Mancuso e chi immagina un grande parcheggio, chi propone di convocare un imprenditore solo perché ha scritto un post sui social e chi trasferirebbe lì gli uffici comunali. Manca poco alla pista di pattinaggio, ma Natale si avvicina e confido nel prosieguo del dibattito. Qualcuno immagina persino che Lucca possa diventare un modello italiano e internazionale nella rigenerazione dei grandi spazi urbani. Ambizione lecita. Peccato che, mentre noi da anni discutiamo su come inventare il modello, altrove molte ex manifatture siano già state rigenerate o lo stiano diventando. Con residenze, lavoro, cultura, commercio, formazione e servizi. Con capitali pubblici e privati. Insomma, proprio quella mescolanza di funzioni e interessi che a Lucca è stata spesso considerata sospetta, quando non addirittura incompatibile con il bene pubblico. Forse, prima di spiegare al mondo come si rigenerano i grandi spazi urbani, potremmo dare un’occhiata oltre le Mura per capire come il mondo li ha già rigenerati. E infine, inevitabile, ritorna il corteggiamento alla Fondazione CRL invitandola a farsi avanti perché ha risorse, competenze, relazioni e capacità di attrarre investitori. Ed eccoci al Gioco dell’Oca della Manifattura: dopo molti anni si ritorna alla casella di partenza. Perché quella stessa Fondazione aveva già messo risorse, competenze e investitori intorno a un progetto. Dopo due anni di interlocuzioni, discussioni e polemiche, quel progetto fu cestinato proprio da chi oggi sembra scoprire che forse quelle risorse, quelle competenze e quegli investitori potevano essere utili. Ricordare tutto questo non significa riaprire le guerre del passato. Significa semplicemente evitare che ogni cinque anni si cancelli la lavagna e tutti tornino in classe fingendo di essere i nuovi iscritti. Perché oggi, con la città rimasta a mani vuote, le soluzioni abbondano. Molto più rara è una frase semplicissima: questa era la mia posizione, questa scelta l’ho sostenuta, il risultato non è arrivato, forse qualcosa abbiamo sbagliato. Sia mai! La realtà, molto meno affascinante delle discussioni, è che un complesso di 14.000 mq non si salva con gli slogan, con i veti o con la purezza delle intenzioni, e non si salva neppure ripetendo che «la Manifattura deve rimanere pubblica, la Manifattura è dei lucchesi». Servono qualità progettuale, funzioni capaci di farla vivere ogni giorno e per tutto il giorno, sostenibilità economica, investimenti, competenze. E serve una regia pubblica forte, capace di governare gli interessi privati senza demonizzarli e, soprattutto, evitando di farsi governare. Dopo molti anni la cosa meno teorica di tutte è ancora lì: un enorme edificio ridotto a rudere. Prima di ricominciare con tavoli, appelli, personalità da convocare e formule salvifiche, sarebbero dunque utili due ingredienti assai meno originali: memoria e assunzione di responsabilità. Sia chiaro: le idee, nel dibattito pubblico, sono sempre benvenute. Tutte. Ma almeno, questa volta, senza fingere di essere appena arrivati. @inprimopiano
Domenico Raimondi